VENIRE - RIMANERE - ANDARE



         Tre verbi, che si potrebbero definire liturgici, citati costantemente nella Sacra Scrittura e che coinvolgono sia Dio che l’uomo. A volte è Dio a rivolgerli all’uomo, a volte l’uomo a rivolgerli a Dio; alcune volte si trovano separati, altre volte si rincorrono.

         Già la domanda di Dio ad Adamo: “Dove sei?” (Gn 3,9). Perché non sei dove ti ho sempre incontrato, ma altrove? fa capire che non si è verificato il consueto incontro: quel venire reciproco, visto anche come un andare uno verso l’altro.

         Adamo ed Eva non sono lì perché sono andati a nascondersi e quando Dio li trova (non perché non sa dove sono, ma chiede a loro se sanno dove sono andati a finire), la situazione è radicalmente cambiata in peggio. Ai castighi riservati a ciascuno, si aggiunge la cacciata-andata dal paradiso terrestre con la promessa, però, che sarebbe arrivata la salvezza.



         La lunga storia della salvezza, portata avanti con Noè, Abramo, Mosè, i Giudici e tutti i Profeti dice infatti la volontà di Dio di salvare il suo popolo e tutti gli uomini.

         A ognuno dei Profeti comanda in vari modi: “Alzati e va’ dal mio popolo” - “non temerli, ma fa udire le mie parole” - “ti ascoltino o non ti ascoltino” - “parla in mio nome” - “sarai per loro un segno”.

         Quell’andare dei Profeti farà iniziare agli israeliti il faticoso cammino di ritorno verso Dio. Infatti, ai divini instancabili vieni-venite, seguirà il loro andare-ritornare, pur fra innumerevoli titubanze, ripensamenti, provocazioni, resistenze.



         Dio sa di essere il solo vero bene dell’uomo, perciò non si arrende di fronte alla sua “dura cervice”, sa pazientare, sa attendere, sa vivere il Suo Tempo di Avvento, perché sa sperare nel ritorno e poter finalmente rimanere insieme, uno fedele all’altro, nonostante tutto!

         Ne è convinto anche il Salmista che afferma:

-   “Il mio bene è stare vicino a Dio, nel Signore Dio ho posto il mio rifugio” (Sal 73,28).

-   “Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove,

     stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi” (Sal 84,11).

        

         Per parte sua Dio accelera i tempi della pacificazione con l’umanità operando l’ineffabile mistero della Incarnazione: viene Lui stesso fra gli uomini affinché anche loro possano andare da Lui, meglio, venire a Lui.

         Un venire di Dio che esprime la volontà di rimanere con gli uomini, confermato in varie circostanze da Gesù. Alcune citazioni:

-   “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21).

-   “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui” (Gv 6,56).

-   “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

-   “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,29).

         Questi Suoi diversi modi di stare li realizza soprattutto istituendo l’Eucaristia prima di lasciare questo mondo per fare ritorno al Padre e a maggior ragione dopo.

         Aveva predetto: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

         Senza troppe forzature, all’innalzamento sulla croce possiamo accostare quello del tabernacolo o dell’esposizione dell’ostensorio.

         Anche durante la Messa, dopo le parole consacratorie, il Sacerdote eleva per qualche istante l’ostia ed il calice ed i fedeli ne restano attratti in silenziosa adorazione.

         Per chi può, la giornata trascorre prolungando gli effetti della celebrazione eucaristica con la preghiera liturgica, corale per le comunità monastiche, e con momenti di adorazione: tempi propizi perché favoriscono il reciproco rimanere di Gesù e nostro.

         Ogni mistero della vita di Gesù che celebriamo lungo l’anno liturgico, scaturisce ed è illuminato dal grande mistero pasquale che comprende: passione-morte-risurrezione-ascensione, ma tutto prende il via dall’incarnazione del Verbo, quindi dal Natale. In effetti è quest’ultimo - preceduto e preparato dal Tempo di Avvento - che segna l’inizio del rimanere di Dio con noi, l’Emanuele, appunto.

         Durante la Sua vita terrena, non solo raggiunge le folle e le istruisce, ma piano piano si attornia di discepoli e tra questi sceglierà e chiamerà a Sé i dodici apostoli perché rimagano con Lui, ascoltino più intimamente le Sue parole, comprendano il significato delle parabole del Regno, della Misericordia, del Perdono, della Giustizia.

         Il Suo parlare è sempre così illuminante che, anche se per altri a volte appare duro e Lo abbandonano, Pietro alla domanda se anch’essi volessero andarsene, risponde prontamente:

“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6,68).

         Lo Spirito Santo ha fatto comprendere che è bene per loro stare con Lui, alla Sua scuola e apprendere sia attraverso gli insegnamenti che dall’esempio, secondo la nuova Legge che va promulgando con chiarezza e autorità.



         Lo stare con Gesù è però destinato a divenire un andare, perché li va preparando proprio a questa missione: annunciare la Buona Novella, far conoscere l’amore trinitario, sapere di essere diventati figli di Dio Padre per adozione.

         Così, mentre Lui si limita ad evangelizzare entro i confini della Palestina o poco più in là, gli apostoli, inizieranno da Gerusalemme per giungere fino ai confini della terra, grazie al “mandato” che tramanderanno ai loro successori.



         Quando, infine, giungerà l’ “Ora” suprema della redenzione, di passare da questo mondo al Padre, Gesù vuole confortare loro e noi con una promessa tutta di cielo:

“Vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto,

ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv 14,2-3).

          La prima promessa di salvezza, annunciata da Dio ai primordi della storia umana, è mantenuta; infatti l’uomo (l’Adamo di tutti i tempi) capisce sempre di più che quello stesso amore che aveva spinto Dio a chiedergli: “dove sei?”, ora porta lui a scoprire “dove sarà”.

          Cacciato allora dal paradiso terrestre, gli è riservato ora un posto nel paradiso eterno, in quanto del tutto risanato e riconciliato per misericordiosa iniziativa divina.

          Ciò comporta, però, per ciascuno un serio impegno a vivere già ora affettivamente ed effettivamente in unione a Gesù, secondo le Sue benevole ammonizioni:

-   “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31).

-   “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me” (Gv 15,4).

-   “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

-   “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).

          Gesù è venuto , è rimasto, è andato!

          Anche noi siamo venuti da Dio, ove eravamo presenti nel Suo seno nell’iniziale condizione esistenziale.

          andiamo a Dio, mentre siamo in movimento in questo tempo terreno nell’alternarsi del venire con il rimanere e l’andare verso i fratelli.

          Per stare con Dio, stabili nell’eternità, finalmente arrivati a Casa, occupando quel “posto escatologico”, come ci aveva promesso il Figlio suo, e là stare tutti insieme per sempre.



          A riprova del voler rimanere di Gesù con noi anche attraverso le Sue parole, abbiamo la forte testimonianza degli Evangelisti sinottici che offrono l’inconfutabile assicurazione:

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35 - Mc 13,21 - Lc 21,33).

Se con l’aiuto della Grazia sappiamo metterle in pratica, allora siamo già nell’eternità.

          Quanto vera allora l’affermazione di Pietro, che doverosamente vogliamo far nostra:

“Signore, da chi andremo?. Tu solo hai parole di vita eterna”


           Viviamo questo “oggi liturgico” all’insegna dell’Avvento - Tempo di attesa -, caratterizzato da un di-venire quotidiano che conduce sicuramente verso il compimento definitivo della storia umana di ciascuno, immettendolo nella stabilità dell’eterno presente
Suor Josefa priora Benedettine

Nessun commento:

Posta un commento