CENTRALITÀ
DI CRISTO
NELLA VITA DELL’ OBLAT0
La centralità di Cristo è stata la volontà del Padre; di
questa volontà Cristo si è nutrito:
“Mio cibo é
fare la volontà del Padre" (Gv 4,34).
Essa lo ha “mandato” a far conoscere
agli uomini l’amore paterno e materno del Padre, del Quale è Figlio. Quindi,
Cristo è:
- il missionario del Padre;
- l’annunciatore e donatore dell’amore misericordioso del Padre;
- é “uno” con il Padre nell’amore che è lo Spirito Santo;
- fratello degli uomini, anch’essi - per adozione - figli del Padre.
Cristo sulla terra ha compiuto tale
missione fino alle estreme conseguenze, in quante gli uomini non gli hanno
creduto e lo hanno eliminato con la morte più ignominiosa: la crocefissione.
E Lui come ha risposto a tanta ingratitudine?
Non solo ha abbracciato l’atroce realtà, ma l’ha resa
espressione concreta della volontà del Padre che é amore che perdona, amore che
salva.
Il cristiano, il monaco; l’oblato al
centro della propria vita pongono Cristo.
Anch’essi, perciò, hanno a cuore il compimento della volontà
del Padre, del Quale - in Cristo e nello Spirito Santo - si sentono figli.
Anch’essi sono “mandati" ad annunciare e testimoniare
la comunione di amore con la Santissima Trinità e con i propri simili.
Scoprono in questa “consegna" la ragione della
"chiamata" all’esistenza prima e alla sequela poi, così che con S. Paolo
possono dire:
“Non sono più
io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Col tempo comprendono sempre più il
perché e il fine della propria vita; pertanto non se ne appropriano
arbitrariamente; ma in assoluta libertà aderiscono al disegno divino su di essi
e, per loro tramite, su quanti entrano a far parte del loro esistere.
Intravedono che l’adesione alla volontà di Dio permette alla
propria personalità umana, spirituale, intellettiva, affettiva, morale di
svilupparsi ed esprimersi.
Se l’Amore mi ha voluta, mi ha forgiata e definita secondo
un compito preciso da svolgere, se da sempre ha pensato dove porre il mio
tassello nell’immenso mosaico della creazione e della redenzione; dandogli una
forma e un colore unici e irripetibili, non devo far altro che fidarmi, chiedere
luce per vedere e grazia per attuare, una volta intravista, la missione
affidatami.
È solo ponendomi in cordiale sintonia
di volere con Dio che renderà possibile il fare della vita, ricevuta in dono,
un libero dono di amore a Lui e ai fratelli.
Quando - monaco o oblato e cristiano -
ho compreso quanto Dio è vivo e operante in me nel ruolo di iniziatore e provvido
Benefattore, allora posso anch’io mettere in moto quanto sono e quanto ho affinché
trovi compimento il suo progetto su di me.
Non si tratta affatto di sentirmi svuotata di qualsiasi
personale espressione, quanto di credere che la mia vera riuscita è determinata
dalla volontà di lasciar agire in me la volontà di Dio, il Quale conosce il
meglio per me, trovando il modo di appagare quegli stessi desideri, aspirazioni
e tendenze, di cui mi ha dotata.
Il mio fare - come monaco, oblato o
cristiano - diviene, allora; un fiducioso lasciarLo fare, man mano che mi offre
nuove grazie, mi propone nuove chiamate, nuovi percorsi di fede.
In amicizia con Dio cammino sulla via maestra; da sola, invece,
tutto va in confusione, i principi saltano, i valori sovvertiti e facilmente posso
smarrire la via della vita, della gioia, della santità.
Perché ciò non accada, nella sua provvidente bontà Dio mi offre
gli strumenti utili per il viaggio di ritorno a Lui:
- la rivelazione di Sé nelle Sacre
Scritture, soprattutto il Vangelo;
- la Regola;
- i Superiori;
- i fratelli;
- i doveri inerenti allo stato
abbracciato;
- gli eventi gioiosi e dolorosi della
vita da accogliere alla luce del Mistero pasquale di Cristo.
Nei momenti di prova, dubbi,
tentazioni potrò porre domande vere, essenziali ed ottenere puntualmente altrettante
risposte vere ed essenziali nel rispetto di quel mistero in cui tutto è calato
e si va compiendo.
Il mio mistero non vaga nell’incerto,
nel non-senso, ma è inserito nel mistero di Cristo: centro unificatore della
mia vita.
Certamente la vita non è iniziata da
quando ne ho preso coscienza, ma è da quando ne ho preso coscienza che la vedo
in Dio, la vivo con Dio, la dono a Dio!
L’amore di Dio per me e l’indegno,
impari amore mio per Lui si saldano, si sposano, si unificano; le due volontà
si fondono, le due libertà si abbracciano.
Per tutti e per ciascuno si può realizzare:
- quel “correre con cuore dilatato e con ineffabile dolcezza di amore” (Prologo RB, 49) sulle vie di Dio, che il
Figlio ha segnato ricalcando le vie degli uomini;
- quel condividere con i
fratelli la “ricerca delle cose di lassù,
non quelle della terra” (cf Col 3,1);
quel “bramare con tutte le forze la patria eterna” (cf RB 4,46) tra le vicissitudini
terrene, imitando Cristo “con il nostro
mite patire ” (Prologo RB 49).
Tutto parte da Cristo e tutto è
ricondotto a Cristo.
Suor Josefa priora Benedettine
Nessun commento:
Posta un commento