Su tutto questo ci intratterremo domani, per oggi accogliamo la condizione che senza lo Spirito Santo non c’è vita cristiana, che la sua presenza ci coinvolge con tutto ciò che siamo e che o si è mistici o non si può essere cristiani, dicono teologi recenti.
Fratel Teodoreto e Fra Leopoldo si incontrarono per aver vissuto entrambi questa esperienza. Si comunica e ci si comprende, infatti, quando si parla la stessa lingua, e loro due si sono capiti, si sono completati non perchè Dio non bastasse all’uno o all’altro ma perchè Dio stesso dona ad uno ciò di cui l’altro abbisogna per poter creare, in questo modo, l’unione dei cuori e della Chiesa, UNIONE che il vostro nome esprime come CARISMA, dono da voi accolto e che continua a crescere assumendo sempre più la dimensione mariana che vi costituisce, per il dilatarsi della vostra esperienza accolta in voi in pienezza dal “genio femminile” ci direbbe Giovanni Paolo II.
Abbiamo chiarito cosa significhi DEVOZIONE, MISTICA ed UNIONE, è emerso anche il CARISMA che si esprime nel dinamismo della storia, ma per giungere all’INTIMITÁ. Senza questa nulla è possibile e, quanto detto fin qui, potrebbe essere considerata una sequenza di sterili nozioni se non trovassero accoglienza nella profondità del nostro SÌ PER SEMPRE.
Una CONSACRAZIONE è dono contraccambiato e promessa di intimità. Siamo una sola persona ed è per questo che il nostro SÌ PER SEMPRE può essere detto ad una sola persona. Se non ci fosse il “per sempre” resteremmo noi al centro della nostra vita, non ci sarebbe un affidarsi ma resterebbe il sospetto che l’Altro potrebbe non soddisfarci in tutto ed allora ci si dà con riserva. Anche il dottore dell’amicizia spirituale: Aelredo di Rielvaux, ne parla in questi termini quando dice che se si dovesse “scucire” (non rompere) un’amicizia, chi continuasse ad amare l’altro nonostante il “tradimento” subito prova di aver vissuto un’amicizia autentica poiché “Chi rimane nell’amicizia rimane in Dio e Dio rimane in lui.” Cf. 1Gv 4,16.
L’ INTIMITÁ vissuta da chi si ama per la vita, dandoci l’esperienza di essere semplicemente al meglio di noi stessi e di vivere nell’ETERNO PRESENTE, quando siamo gratificati dalla presenza amata, ci ha fatto intravedere una situazione apparentemente estrema: l’amore per i nemici. La mistica conosce la frequenza di associazioni apparentemente opposte e gli ossimori sono quelle forme composte di termini solo apparentemente contradditori: vedere senza vedere, sentire senza toccare, la sazietà dello spirito... Sono tutte conferme che l’intimità divina attiva i nostri sensi spirituali, invitandoci a non cercare le gioie transitorie e passeggere offertaci dal corpo di carne ma ad affidarci ai sensi del corpo spirituale.
In parole semplici si tratta di una esperienza di risurrezione in cui, come accadde al Risorto, potè cibarsi ed intrattenersi con i suoi, pur godendo della visione del Padre, senza la barriera della limitatezza corporea che, per le sue piaghe, aveva superata.
L’ INTIMITÁ CON GESÙ conduce ad acquisire l’abitudine di frequentarlo. Dalla frequentazione divampa la conoscenza e da questa la virtù.
Ho desiderato introdurre qualche altro termine ed ho accostato esperienze apparentemente opposte, come il conoscere che divampa e la virtù che nasce. La virtù, infatti, è l’irradiazione di questa conoscenza “la mente fissa a Gesù in volto” disse Leopoldo (2-08-1998) è preghiera è grazia e sorriso. Ecco, dunque, una virtù intesa come respiro dello Spirito che abita il cuore nella CASTITÀ, come OBBEDIENZA ad una presenza che ci conduce, come saggezza di scelte che rivelano l’essenza di Dio nella POVERTÀ.
Dalla virtù siamo giunti ai voti, con grande naturalezza, senza premeditazione, e dalla legge dell’esteriorità, o moralismo, siamo pervenuti alla vita di fede, all’esperienza della vita interiore che esprime la nostra moralità, ovvero il bene accolto e manifestato dai nostri costumi ed abitudini di vita. Quando i primi religiosi cominciarono a sorgere sul monte Carmelo scelsero la formula di vivere senza appropriarsi dei beni della terra. Avevano compreso che le Beatitudini propongono questa gioia ponendo nello Spirito la pienezza delle proprie attese.
L’ INTIMITÁ CON GESÙ ci ha condotte a comprendere la vita morale come vita virtuosa attinta dallo Spirito che abita il nostro cuore e che ci introduce a relazioni belle, buone e vere. Questa trilogia appartiene a Dio, a volte usiamo un termine a preferenza dell’altro ma i tre aspetti si implicano così come le virtù si richiamano.
v Questo può essere un piccolo Esercizio da fare in cui cerchiamo di associare il vero buono e bello alle persone divine,
v alle espressioni della loro presenza: Fede, Speranza e Carità.
Dalle virtù nascono poi i FRUTTI, così come i grappoli nascono dai tralci e questi dalla vite. In Leopoldo si nota un susseguirsi di disposizioni interiori da cui nasce il VOLTO DI DIO NELLO SPIRITO che Fratel Teodoreto donò all’Unione Catechisti.
Uno degli inviti che Leopoldo ci porge è di apprendere le virtù stando ai piedi di Gesù. I piedi ci parlano di umiltà mente Gesù è il nome della Vite, la vera vite, che vediamo grondare sangue, il vino dei mistici che inebria, che conduce oltre la soglia della ragionevolezza, che fa desiderare di offrire un conforto non misurabile con il prezzo con cui Gesù ci ha acquistati.
Come Ignazio ha donato alla Chiesa le regole del discernimento Aelredo dona quelle dell’amicizia. Il testo è preceduto da un’ampia introduzione ricca di riferimenti classici che conviene leggere in un secondo tempo. L’opera di Aelredo presenta il dialogo con i suoi amici sul tema dell’amicizia. Lo stile è immediato, sincero, ricco di preghiera e di esempi tratti dalla Parola. Davvero, come fu scritto nella sua tomba, dopo che lo si è letto si vorrebbe cominciare a rileggerlo poiché fa crollare tabù ed offre saggi consigli per scegliere e verificare l’amicizia e gli amici.
Sì, ci ha acquistati e gli apparteniamo. Questo è il senso dell’irrevocabilità del Battesimo e della Nuova Consacrazione con cui desideriamo rispondergli in piena LIBERTÀ, con la consapevolezza che lui ci ha chiamate e che non possiamo più farlo attendere, è lui lo SPOSO del nostro cuore, è lui che in noi desidera edificare la sua Chiesa come sposa santa da riconsegnare al Padre. Questo il mistero della Chiamata, della VOCAZIONE PERSONALE che ci ha fatte incontrare e giungere fin qui per dar compimento alla Parola che in noi il Padre ha pronunciato.
Qual’è la Parola che ami, qual’è il tocco di Dio che ricordi perchè ciò che Lui dona è sempre presente e continua a portar frutti nella tua vita?
Leopoldo parla di ritiro e solitudine (p.33) di essere stato richiesto di alzarsi “levati da ginocchioni e va subito a scrivere” mi ha colpito anche come la mestizia o gioia di Gesù non le sperimentasse sempre per le stesse cose ma in relazione alla sua prontezza nell’esaudirlo...
Solo la persona in ascolto di Gesù ne riconosce i messaggi del Volto ed è a questo volto che desideriamo tornare ora per guardarlo con l’ANIMA.
L’anima, ecco un’ultima parola dell’alfabeto dell’intimità che oggi abbiamo rivisitato. In ebraico è nefesh, in greco psiche, Maria fu colpita nel “nefesh” e noi lo traduciamo anima. Questo in sè rappresenta il passaggio dell’aria che ci fa vivere, più che il cuore nefesh indica, somaticamente, il collo, lo spazio che attua l’immissione del respiro nella persona. Questa concezione semitica non concede dicotomie tra CORPO ed ANIMA. Il linguaggio greco ha arricchito la fede di nuovi significati ma l’allontanamento culturale dalla fede ha fatto rifiutare, negli ultimi decenni, l’uso della parola anima per riferirsi alla persona nella sua interezza. Ora, l’esperienza che il maligno agisce e che si esprime nel PECCATO fino alle estreme conseguenze della perversione ci ha fatto recuperare l’insegnamento di Gesù sul puro e l’impuro, sulla casa che, una volta ripulita, conviene ben custodirla affinché la tentazione non determini una situazione peggiore della precedente. Dove accade questo confronto? Nell’anima, nel nostro cuore, l’INTIMITÀ con il Crocifisso ci riconduce, in questo modo, alla PROFEZIA della vita spirituale che trasforma l’esistenza.
Il SEGRETO DI DIO, IL NOME DI DIO, IL VOLTO DI DIO, sono stati inaccessibili per il popolo nato da Abramo, ma a noi è stato donato di guardare a Gesù, il faro altissimo, la torre di controllo, diremmo oggi, per farci atterrare tutti là dove ci è stato assegnato un posto, il nostro posto per completarne il volto.
Nelle icone c’è sempre questo segreto, questa profondità, (esempi...) sono profondità della terra e del cielo, sono, in sè, la stessa cosa perchè tutto a Dio conduce...
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