L'INTIMITA' CON GESU' CROCIFISSO E MISERICORDIOSO

«Tra me e te in avvenire ci sarà una grande intimità.»

Gesù a Fra Leopoldo

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“Il dolore dell’amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia.

Questo lo sappiamo volgendo lo sguardo sul Cristo crocifisso e risorto”

Benedetto XVI, Spe Salvi, nn. 47 & 44

INTRODUZIONE

Nell’accingermi a condividere con voi alcune considerazioni sulla chiamata all’intimità con Dio, per immergerci insieme nel cuore del Crocifisso, provo la gioia di avere incontrato quei fratelli a cui si può confidare ciò che mi ha fatto da sempre desiderare una vita di comunità.

È una sfida questa che ho accolta non fidandomi di ciò che illumina la mente ma del calore sperimentato dal cuore, prova certa della presenza dello Spirito Santo.

Ho iniziato a guardarvi nel volto, in Gesù, nell’Eucaristia, condizione di partenza che mi ha fatto desiderare di guardare insieme ai passi della vita spirituale.

L’ alfabeto della vita nello Spirito

Si tratta di quel linguaggio che accomuna chi incontra Dio, di quei luoghi comuni che ci fanno percepire l’assonanza delle esperienze vissute da persone diverse.

Il libretto che presenta fra Leopoldo e suor Faustina mi ha rallegrato poiché io stessa, avvertendo come i santi siano un dono di profezia per la Chiesa, per la novità che sembra svelarsi nella loro vita, ho cercato a Roma testi che raffrontavano s. Faustina Kowalska con s. Margherita Maria Alacoque, per esempio. Li ho cercati nei centri rispettivi di irradiazione delle due spiritualità: presso l’Apostolato della Preghiera in via degli Astalli, e presso la Chiesa di S. Spirito in Sassia, dove si venera Gesù misericordioso. Non ci sono veri studi a questo riguardo. I tempi stanno maturando questa lettura convergente, comprensione che determinerà il superamento dei dubbi che accompagnano ogni forma nuova d’amore spirituale, si sta cominciando a percepire che nei santi, è lo Spirito che si esprime senza interruzione, è lui la sorgente è in lui la continuità.

DEVOZIONE, nome caro tra Catechisti e Catechiste di Gesù Crocifisso è amore spirituale, espresso nella forma dell’Adorazione delle 5 piaghe di Gesù, ma il termine “devozione” o il suo aggettivo “devota collaborazione” per esempio, come incontrato nelle vostre Costituzioni(n° 30, pg. 21) sono “formule” espressive di un rapporto spirituale fondato nello Spirito Santo che hanno ancora bisogno di essere ricomprese.




Non si tratta di una “devozione” vissuta come affetto “cortese” verso un benefattore magari solo per formalità, ma, trattandosi di Dio, di un rapporto di affidamento pieno, una consegna di sè come abbandono, come fiducia, come certezza di beatitudine ed esperienza di misericordia, come Provvidenza, è ciò che manifestò Maria ad Elisabetta con il Magnificat.

Ho usato una terminologia antica, classica, e, pure, nuovissima poiché l’epoca razionalistica ed illuministica ha messo da parte il cuore per convincerci che la nostra esistenza dipende dall’efficacia della nostra mente: cogito ergo sum. Nella cultura scientifica la mistica, forma massima dell’esperienza spirituale, è stata sospettata dalla cultura secolare e messa da parte anche dal linguaggio religioso. La cultura contemporanea sta reagendo con forza alla negazione della vita che questa visione parziale della persona umana ci ha consegnato e ci sta ricordando che lo Spirito non solo illumina la mente ma, soprattutto, riscalda il cuore donando una profondità d’amore che abilita a superare i limiti della comprensione per renderci capaci di accoglienza divina.

Per usare un’analogia, così come a voi è cara quella della farina che qualifica il pane, possiamo dire che nei secoli trascorsi si sono costruite cattedrali senza l’oculos architettonico che ne rappresenta la sommità. Nelle cupole antiche questa posizione era un foro che permetteva alla luce ed all’acqua di entrare, permetteva a chi era nell’ambiente di vedere il cielo abitato dal sole e dalla pioggia, appunto. La Spiritualità occupa nella teologia questo spazio, è quell’oculos ben definito da strutture murarie che formano la cupola proprio per accogliere la presenza del Creatore nella creatura. L’arte sacra ha, nel tempo, sostituito il vuoto di questo spazio con forme decorative e rappresentative della teofania o manifestazione massima della presenza divina come il Pantocratore. La luce naturale è stata sostituita con quella elettrica e la pioggia con i riti di benedizione.

Serve ricordare questa esperienza nell’accingerci ad entrare in intimità con Gesù.

Le strutture della cattedrale rappresentano il linguaggio da noi usato per leggere un’esperienza di santità, di presenza divina e trasformante la vita degli amici di Dio. Ma nulla accade se il cielo non interviene, ovvero se Dio stesso non agisce. La mente serve di più per creare le condizioni dell’accoglienza, ma per dare il benvenuto alla luce, alla gioia del sole che riscalda ed illumina i colori, serve di più l’affetto, ed entrano in campo, trattandosi di presenza divina, i sensi dello Spirito. Questa è la mistica, il mistero accolto che ci coinvolge e che venendo a noi come la pioggia dello Spirito, ci “intenerisce” il cuore donandoci la sua unzione. Possiamo anche aggiungere che, come in tutti gli ambiti umani, ci sono visioni più ampie o ristrette nel definire la mistica che alcuni identificano con doni mistici che superano le possibilità umane, mentre altri comprendono che anche la capacità di sopportare l’assenza di tutto questo in mezzo alle burrasche e sfide contemporanee è possibile solo per la presenza dello Spirito.


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