GRUPPO DELLA TENEREZZA         
PROGRAMMA  DI MEDJUGORIE    DAL  27 APRILE  AL 3 MAGGIO  2013
Sabato 27 aprile :    Gallarate - MEDJUGORIE 
Partenza  con Pullman alle ore 18.30, incontro davanti alla ragioneria.
Sosta nella mattinata di domenica, arrivo a Medjugorie per pranzo, sistemazione in Pensione.
Domenica Pomeriggio 28 aprile :   alla Croce blu       
Lunedi 29 aprile :  monte delle apparizioni Podbdo   
Martedi 30 aprile :  Salita al Krizevac,  il monte della grande croce   
Mercoledì 1 e giovedì 2 maggio :  a  Medjugorie,
possibilità di stare con veggente per apparizione o preghiere
Venerdì  3 maggio : MEDJUGORIE  -  Gallarate
Sveglia presto, prima colazione in  pensione, partenza per il rientro ore 5.30,
sosta x pranzo.
Il programma può subire cambiamenti in base al tempo.

Il costo è di euro 350, al momento dell’iscrizione acconto euro 100.
La quota comprende pullman, pensione completa a Medjugorie .
Contattare :   Sara 3388276048   o    Patrizia 3483852477

Roma 05-03-2010


La fede adulta che innesta in Cristo – L’emorroissa

Il passo dell'emorroissa (= donna che aveva perdite di sangue) si trova nei sinottici, ossia nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca.
La mia spiegazione segue la presentazione di Marco (5, 25-34) perché, come tu sai, molti significati ci vengono dati anche da come l'evangelista presenta il testo e da dove lo pone nel Vangelo che porta il suo nome.
Marco è il Vangelo più breve ed il più antico, presenta la catechesi delle prime comunità fatta raccontando ciò che insegnava Pietro di cui Marco era un discepolo. Ricordi il ragazzino che fuggì via nudo perché lasciò ai soldati il lenzuolo con cui si copriva quando, nella notte, seguiva gli apostoli nel giardino degli ulivi? Ebbene, si pensa quello fosse Marco (Mc 14, 51-52) poiché è lui il solo a raccontare questo particolare..

Marco introduce gradualmente all'incontro con Gesù e  dopo che nel capitolo 3 ha chiamato gli Apostoli, nel capitolo 4 vediamo come inizia ad istruirli raccontando loro le parabole. La prima è quella del seme che, cadendo su terreno arido o fertile produce tanto quanto il nutrimento del terreno gli offre. E' interessante notare che, dopo questa parabola, gli episodi che seguono sembrano rappresentare un tipo di terreno o un altro. Si procede così fino al capitolo 12, quando la vedova con le due monetine rimastele dà molto di più di chi offre grandi tesori, lei è tutto e solo terreno buono che anticipa il dare tutto di Gesù.
A quale tipo di terreno potrebbe, dunque, appartenere questa donna? Continuiamo la lettura e scopriamo che Marco ci presenta anche un cammino di iniziazione cristiana in cui, con gli esempi della vita di Gesù, spiega il significato dei sacramenti e di quanto stava diventando prassi di vita cristiana nelle prime comunità.
Il capitolo quinto di Marco ci presenta, inizialmente, l'indemoniato di Gerasa. L'immagine è spaventosa, c'è la solitudine del cimitero, le ferite inflitte a se stesso dall'uomo che una volta liberato si rivolge a Gesù come un terreno buono e non più come strada che rigetta il seme della Parola. Gesù riattraversa il lago ed ecco, all'altra sponda, venirgli incontro Giairo che intercede per la figlioletta morente. Luca (8,42) ci dice la ragazzina aveva 12 anni. A questo punto giunge una giovane donna, o una donna adulta, secondo i parametri del tempo, poiché deve aver avuto 24 anni visto che da 12 anni soffriva a causa di un flusso di sangue. Questi dettagli non sono casuali ma vengono riferiti per leggervi il significato che l'evangelista intendeva trasmettere. Se la prima fanciulla aveva 12 anni, questa donna ne doveva aveva esattamente il doppio ed ora, per lei, cominciava la terza seria di 12 anni! A dodici anni, nel momento dello sviluppo, una bambina sta per morire ed a 24 anni, dopo 12 anni di "perdita di vita" una donna viene guarita! Si noti che il perdere sangue, per il popolo ebraico, era una vera perdita di vita, motivo per cui alla donna, durante il ciclo mestruale, non è consentito avvicinarsi alle cose sacre. Se questa donna soffriva da dodici anni significa che non le era ancora stato possibile l'essere tra gli adulti per nutrirsi della Parola, nella Sinagoga e che, anzi, doveva evitare il contatto con gli altri nei luoghi pubblici perché considerata impura, ovvero malata ed incapace di generare.
Le due guarigioni possono essere accadute in questa sequenza ma ciò che a noi il Vangelo dice è anche che qui sono presentati due possibili modi di incontro con Gesù. Il primo è quello mediato dai genitori, come nel caso del battesimo dei bambini, ed il secondo quello cercato da sé stessi, come nel caso della donna adulta. Se nel primo caso è il genitore che fa la professione di fede, nel secondo è la donna che decide di rischiare tutto a causa della sua fede. Se avesse dichiarato la sua infermità in mezzo ad una folla avrebbe potuto essere considerata fonte di contagio, perché, appunto, ritenuta malata, ovvero, impura. Sta di fatto che la folla, invece, non la scacciò come una peccatrice ma raccolse la benedizione che Gesù  le riservò "Figlia, la tua fede ti ha salvato, va' in pace". E che pace, che giubilo deve aver provato! Se queste cose sono giunte a noi forse questa donna divenne parte della prima comunità e deve aver ripetutamente raccontato quanto Gesù aveva fatto per lei. Chissà, davvero, quanti membri di quella prima comunità raccontavano cosa aveva operato nella loro vita l'incontro con Gesù!
In questo dono di "pace" c'è quello della comunione, nella pace c'è il sacramento dell'amore, l'eucaristia, il segno della comunione nella fede. Ecco, il senso di quelle parole "la tua fede ti ha salvato!" Questa donna era, dunque, salva poiché aveva rischiato tutto, anche la sua stessa vita, a causa della sua fede in Gesù. La forza che Gesù sentì uscire era lo Spirito Santo che per la fede di quella donna si era riversato nel suo cuore, rendendola umile, dandole il coraggio di rischiare la sua vita se qualcuno l'avesse scoperta prima che Gesù la assolvesse, ovvero la curasse. Nel momento in cui la gente divenne consapevole del problema della donna questa era già sana, quindi non c'era più motivo di condannarla.
Marco, a questo punto, procede con la storia di Giairo e ci racconta di come Gesù, entrato nella casa di questi, volle vederne la figlia, di cui già si piangeva la morte, solo con i genitori della fanciulla ed ai suoi tre più intimi amici: Pietro, Giacomo e Giovanni . "Non è morta ma dorme" spiega, e si arrabbia con chi piange, quasi come fece con i venditori del tempio che facevano fracasso là dove bisognava pregare. Poi prende la mano della fanciulla e questa si alza. Anche qui accadde un passaggio di vita tra Gesù e la ragazzina, così come aveva sperimentato la donna adulta per la sua iniziativa di toccare il lembo della veste di Gesù. "Datele da mangiare", aggiunge ora Gesù ed i genitori certamente lo fecero. Questo corrisponde al dono della "pace" dato lungo ala via alla donna adulta, in entrambi i casi si tratta di una partecipazione eucaristica.

In questo chiasmo (forma letteraria in cui c'è corrispondenza tra l'inizio e la fine della storia) ci accorgiamo che nell'incontro dell'emorroissa c'è la chiave di tutto il racconto. Nel chiasmo, infatti, è la parte centrale quella che è unica, il significato verso cui converge il racconto, così come in un cerchio tutti i punti si incontrano nel suo centro e così come, per analogia, un panino si qualifica per ciò che vi mettiamo dentro (es.  panino al prosciutto, al formaggio..., diremmo noi, il pane non cambia ma il gusto sì!).
Alla fine di questo passo, in cui sono intrecciate queste due storie, ci rendiamo conto che l'evangelista, con questi episodi, intendeva illustrare i sacramenti dell'iniziazione cristiana, incontri con Cristo mediati dai genitori, se i figli sono piccoli, ma cercati consapevolmente in età adulta. L'avvicinarsi a Cristo dona lo Spirito Santo che vivifica il corpo per opera della fede che, come una calamita, ha creato come un flusso di reciprocità con lo Spirito di Gesù. Gesù stesso ha dichiarato, in entrambi i casi, l'avvenuta guarigione ed inserimento vitale nella comunità dove l'eucaristia è il cibo della crescita visibile nella pace.
Ecco, dunque, alcuni dei significati racchiusi in questo passo che lo rendono catechesi per l'iniziazione cristiana, indicazione di come solo la fede adulta possa innestarci consapevolmente in Gesù, e renderci testimoni, trasformando le nostre rocciosità ed aridità in buon terreno, pronto a germinare il seme della Parola che è Gesù stesso.

Suor Maria Carla Frison fdcc


Cara Sara,
 
Oggi la notizia data da Papa Benedetto del suo ritirarsi dalla sede di Pietro ci ha tutti presi di sorpresa.
Provo dolore, pur restando nella pace. Mi mancherà la sua umile mansuetudine, la mitezza della sua parola, chiara come una fiamma che arde nella notte, fresca come un torrente che sgorga dalla sorgente.
Mi mancherà il sapore del miele che provavo nell'ascoltarlo, il suo andar oltre le offese per porgere sempre l'altra guancia. Il suo parlare ai giovani sempre della gioia!
La Chiesa ha ora un grande bisogno di fede umile e sincera unita all'offerta di preghiera per la scelta di un altro Pietro.
Leggendo una preghiera su Cana ho ripensato ai nostri Esercizi, te la trascrivo per farmi vicina a tutti in questo momento di orante trepidazione e di intenso amore per il Papa.
 
Anch'io sono tra gli invitati a Cana o Gesù.
Sono con te discepolo, fratello, sorella, amico.
E mi seggo a questa mensa ove la presenza discreta delle donne
e quella attenta di Maria, tua madre,
dà tono di famiglia e di gioia.
 
Seduto alla mensa ti guardo
con occhi e con cuore innamorato;
credo di amarti per primo e invece non faccio
altro che rispondere al tuo amore.
Maria di Cana,
donna previdente, sposa e madre,
icona della mia coniugalità,
verginale e sponsale insieme
aiutami a fare quello che lui mi dirà,
perché la vita - la mia piccola vita -
diventi vino nuovo
per la gioia di chi vuol gustare
l'ebbrezza del suo amore.
Amen.
 
Tutte le nostre decisioni spirituali siano quel mazzo di fiori che offriamo a Maria con l'umiltà di Papa Benedetto, perché le grazie che le la mamma di Gesù ha interceduto per noi durante gli Esercizi portino frutto per la Chiesa tutta.
Con questi desideri nel cuore, saluto ciascuno ringraziandovi per la vostra accoglienza e assicurandovi la mia assidua preghiera.
Con sincero affetto vi auguro una buona Quaresima, sor. Maria Carla

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

Lc 11,1-4:   Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate dite:
                    Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
Mt 6,7-13:   Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate: Voi dunque pregate così:
                     Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
          La domanda, riportata nel Vangelo secondo Luca, è rivolta dagli apostoli a Gesù, non solo perché anche Giovanni ha insegnato a pregare ai suoi discepoli, ma perché hanno visto Lui stesso pregare.
          “Insegnaci”, cioè, permette anche a noi di pregare come preghi tu, facci conoscere il segreto del tuo pregare, perché preghi, chi preghi, per chi preghi.
          Gesù, che certamente ha animato in loro questo interrogativo, non lascia cadere a vuoto la richiesta; subito vuole istruire i suoi su un argomento profondamente vitale e risponde: “Quando pregate, dite: Padre...”.
          Matteo dà la versione in plurale: “Voi dunque pregate così: Padre nostro...”.
          Questo Padre è mio, e a Lui mi rivolgo con cuore di Figlio: sono il Suo Unigenito, ma è anche vostro, perché siete miei fratelli e fratelli tra di voi. Sarà sempre "Padre vostro" anche quando vi troverete a pregare da soli.
          Bello questo senso comunitario, questo sentirci tutti presenti nella preghiera di uno e ciascuno nella preghiera di tutti!

          La preghiera del Padre nostro è in perfetta sintonia con un'altra magistrale affermazione di Gesù:
                                    «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
                                    e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).
          Infatti, tutta la prima parte del Padre nostro riguarda la gloria del suo Nome, la venuta del suo Regno, l'obbediente e filiale adempimento della sua Volontà, proprio come avviene in Cielo dove è esclusivamente ordine, armonia e pace, perché gli Spiriti angelici eseguono alla perfezione i divini comandi.
          Sono proprio tali petizioni a metterci nella favorevole condizione di pensare, desiderare e cercare le cose del Regno dei cieli. Solo dopo vengono le altre, al confronto molto secondarie e tuttavia ugualmente indispensabili nella misura in cui consentono una vita dignitosa, senza eccedenze di vario tipo, affinché anche in terra possano regnare l'ordine e l'armonia nella più pacifica convivenza fraterna.
          È quanto chiediamo nella seconda parte del Padre nostro riassunto bene nel "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Si tratta - alla lettera - del pane quotidiano, ma non solo, come ci richiama Gesù, citando Dt 8,3:
“Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt4,4).
          Ogni celebrazione eucaristica, infatti, ci dispensa la duplice mensa della Parola e del Pane di vita, per cui diciamo con il Salmista:
“Quanto sono dolci al mio palalo le tue parole: più del miele per la mia bocca” (SI 118, 103).
          Ogni giorno la divina Provvidenza insieme al pane quotidiano
§  ci fa assaporare il fragrante pane della fraternità, confermato dal Salmo 133:
"Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!" (v. 1);
§  ci dispensa un po' del pane della sofferenza. Dice il Salmo 79:
“Tu ci nutri con pane di lacrime, ci fai bere lacrime in abbondanza” (v. 6);
§  ci dona il pane della fortezza, che ci fa confidare nel Signore per non soccombere alle tentazioni, spesso egregiamente travestite di bontà, in apparenza persino inoffensive, ma nella realtà sempre si rivelano malefiche; confortante l’invito del Salmista:
“…di’ al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido»” (SI 90,2);
§  ci riserva il pane della Misericordia e del Perdono, la cui porzione, però, è condizionata da quanto noi ne sappiamo spezzare e donare ai fratelli. Che forte lezione ci dà Gesù con la parabola del servo spietato al quale il padrone disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18,32-33)!
§  Non ci fa mancare il pane della liberazione dal male e dal maligno, per vivere costantemente grati a Dio e diffidenti verso il mondo e le sue teorie. Ecco le rassicuranti parole del Salmo 40:
                                 “Io sono povero e infelice; di me ha cura il Signore.
                                 Tu, mio aiuto e mia liberazione, mio Dio non tardare (v. 18).
          Nella richiesta degli apostoli a Gesù: “Insegnaci a pregare” sono incluse tante altre, come:
·      facci capire il posto che dobbiamo riservare alla preghiera, se anche Tu senti questo bisogno di lasciare tutti e ritirarti in preghiera.
·      Facci sentire viva, quotidiana questa necessità di dialogare col Padre, soprattutto ascoltandolo. Spesso, pur con le più buone intenzioni, il dialogo è solo un monologo incalzante di richieste, di angoscianti domande, di informazioni per renderlo edotto degli ultimi eventi (!) poi, dopo aver dato un’occhiata all’orologio, si scappa via dalla chiesa perché è troppo tardi. Tante domande, tante parole…e le risposte che si attendevano sono rimaste in sospeso, non gliele abbiamo lasciate dire.
·      Facci credere che la nostra vita e tutto il nostro essere sono nelle mani e nel cuore di Dio che ci ama di amore paterno e materno, capace di perdonarci più di settanta volte sette (cf Mt 18,22), e continuamente si fa provvidenza per le esigenze esistenziali di ogni giorno.
·      “Insegnaci” a interiorizzare il nostro esistere dando la preminenza alla dimensione verticale, che ci tiene in comunione con la Santissima Trinità, e all'altra orizzontale, non meno importante, che ci mette in rapporto con il prossimo.
          La preghiera del Padre nostro ci immette così nella dimensione ecclesiale-missionaria raggiungendo tutti i confini e le latitudini per abbracciare ogni fratello e sorella ovunque si trovano a vivere. In verità ogni persona fa parte dell’immensa universale famiglia di Dio!
          Questo è molto sentito dalle Claustrali, che pur non essendo a diretto contatto con i fratelli per chiamata e scelta di vita, in Dio sono ad esse costantemente presenti, a Lui li affidano nella fiduciosa speranza che le suppliche che elevano al cielo si volgeranno in grazie e benedizioni per loro.
          Sono i Missionari stessi a darne conferma assicurando, non senza commozione, di sapersi sostenuti, soprattutto nei momenti critici che attraversano, dalle preghiere e dall'offerta delle Sorelle che giorno dopo giorno con fede e amore vivono in silenziosa unione a Dio.
          Anche i Genitori nei confronti dei propri figli ricorrono all'aiuto efficace della preghiera, sapendo che i figli sono prima di tutto di Dio e Lui col suo cuore di Padre provvede loro senza sosta.
          Quando poi si accorgono che i loro consigli non sono più accettati, la loro voce li infastidisce, non si scoraggiano affatto, ma fiduciose si rivolgono ai loro Angeli Custodi - questi Compagni di viaggio invisibili, ma presenti e sempre pronti a compiere la Volontà di Dio per il bene di quanti sono stati loro affidati – affinché li consiglino e li invoglino a percorrere strade giuste.
          Ugualmente i giovani, man mano che crescono in età e gli impegni si fanno più consistenti, non devono tralasciare gli aiuti spirituali, particolarmente i sacramenti e la preghiera confidente.
Devono crescere nella vita cristiana, coscienti di quanto amore Dio li circonda e di come attende il loro amore, affinché in Lui la realizzazione della vita sia piena, gioiosa, altruistica, pura.
Incoraggianti al riguardo le parole del Salmo 118:
           “Come potrà un giovane tenere pura la sua vita? Custodendo le tue parole”(v. 9).
           “Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato” (v. 11).
          Dai brevi passi salmici riportati, si comprende tutto il fascino ed il realismo che essi contengano: davvero parole di vita, sacre, ispirate. Con esse nel cuore e sulle labbra la Chiesa quotidianamente prega a nome, per e con l'umanità, memore anche del saggio avvertimento di Gandhi:
“Quando si prega, è meglio avere un cuore senza parole che parole senza cuore”.
          La lode, il ringraziamento, l’intercessione, la supplica ed tanti altri sentimenti che si rincorrono nei 150 salmi - il Salterio è il libro dell'Antico Testamento più letto perché più pregato - li ritroviamo tutti nella preghiera per eccellenza insegnataci da Gesù, il Padre nostro: preghiera neotestamentaria, evangelica, apportatrice cioè della buona notizia che Dio ci è Padre.
          Recitiamo allora questa magnifica preghiera sempre più convinti e riconoscenti al Signore Gesù, volendo a nostra volta rivolgergli la stessa richiesta dei primi apostoli:
“Signore, insegnaci a pregare

Suor Josefa priora Benedettine

Messaggio del 25 gennaio 2013 2013-01-25