Cari figli, l'amore mi conduce a voi, l'amore che desidero insegnare anche a voi: il veroamore. L'amore che mio Figlio vi ha mostrato quando è morto sulla croce per amore versodi voi. L'amore che è sempre pronto a perdonare e a chiedere perdono. Quanto è grande ilvostro amore? Il mio Cuore materno è triste mentre nei vostri cuori cerca l'amore. Nonsiete disposti a sottomettere per amore la vostra volontà alla volontà di Dio. Non poteteaiutarmi a far sì che coloro che non hanno conosciuto l'amore di Dio lo conoscano, perchévoi non avete il vero amore. Consacratemi i vostri cuori ed io vi guiderò. Vi insegnerò aperdonare, ad amare il nemico ed a vivere secondo mio Figlio. Non temete per voi stessi.Mio Figlio non dimentica nelle difficoltà coloro che amano. Sarò accanto a voi. Pregherò ilPadre Celeste perché la luce dell'eterna verità e dell'amore vi illumini. Pregate per i vostripastori perché, attraverso il vostro digiuno e la vostra preghiera, possano guidarvinell'amore. Vi ringrazio.

PROGRAMMA DI MEDJUGORIE
DAL 27 APRILE
AL 3 MAGGIO 2013
Sabato 27 aprile : Gallarate - MEDJUGORIE
Partenza con Pullman alle ore 18.30, incontro davanti
alla ragioneria.
Domenica Pomeriggio 28
aprile : alla Croce blu
Lunedi 29 aprile : monte delle apparizioni Podbdo
Martedi 30 aprile : Salita al Krizevac, il monte della grande croce
Mercoledì 1 e giovedì 2 maggio : a Medjugorie,
possibilità di stare con veggente per apparizione o preghiere
Venerdì 3 maggio : MEDJUGORIE -
Gallarate
Sveglia presto, prima colazione
in pensione, partenza per il rientro ore
5.30,
sosta x
pranzo.
Il programma
può subire cambiamenti in base al tempo.
Il costo è di euro 350, al momento
dell’iscrizione acconto euro 100.
La quota
comprende pullman, pensione completa a Medjugorie .
Contattare
: Sara 3388276048 o Patrizia 3483852477
Roma 05-03-2010
La fede adulta che innesta in Cristo –
L’emorroissa
Il passo dell'emorroissa (= donna che
aveva perdite di sangue) si trova nei sinottici, ossia nei Vangeli di Matteo,
Marco e Luca.
La mia spiegazione segue la
presentazione di Marco (5, 25-34) perché, come tu sai, molti significati ci
vengono dati anche da come l'evangelista presenta il testo e da dove lo pone
nel Vangelo che porta il suo nome.
Marco è il Vangelo più breve ed il più
antico, presenta la catechesi delle prime comunità fatta raccontando ciò che
insegnava Pietro di cui Marco era un discepolo. Ricordi il ragazzino che fuggì
via nudo perché lasciò ai soldati il lenzuolo con cui si copriva quando, nella
notte, seguiva gli apostoli nel giardino degli ulivi? Ebbene, si pensa quello
fosse Marco (Mc 14, 51-52) poiché è lui il solo a raccontare questo
particolare..
Marco introduce gradualmente
all'incontro con Gesù e dopo che nel capitolo 3 ha chiamato gli Apostoli,
nel capitolo 4 vediamo come inizia ad istruirli raccontando loro le parabole.
La prima è quella del seme che, cadendo su terreno arido o fertile produce
tanto quanto il nutrimento del terreno gli offre. E' interessante notare che,
dopo questa parabola, gli episodi che seguono sembrano rappresentare un tipo di
terreno o un altro. Si procede così fino al capitolo 12, quando la vedova con
le due monetine rimastele dà molto di più di chi offre grandi tesori, lei è
tutto e solo terreno buono che anticipa il dare tutto di Gesù.
A quale tipo di terreno potrebbe,
dunque, appartenere questa donna? Continuiamo la lettura e scopriamo che Marco
ci presenta anche un cammino di iniziazione cristiana in cui, con gli esempi
della vita di Gesù, spiega il significato dei sacramenti e di quanto stava
diventando prassi di vita cristiana nelle prime comunità.
Il capitolo quinto di Marco ci
presenta, inizialmente, l'indemoniato di Gerasa. L'immagine è spaventosa,
c'è la solitudine del cimitero, le ferite inflitte a se stesso dall'uomo che una
volta liberato si rivolge a Gesù come un terreno buono e non più come strada
che rigetta il seme della Parola. Gesù riattraversa il lago ed ecco, all'altra
sponda, venirgli incontro Giairo che intercede per la figlioletta morente. Luca
(8,42) ci dice la ragazzina aveva 12 anni. A questo punto giunge una
giovane donna, o una donna adulta, secondo i parametri del tempo, poiché deve
aver avuto 24 anni visto che da 12 anni soffriva a causa di un flusso di
sangue. Questi dettagli non sono casuali ma vengono riferiti per leggervi il
significato che l'evangelista intendeva trasmettere. Se la prima fanciulla
aveva 12 anni, questa donna ne doveva aveva esattamente il doppio ed ora, per
lei, cominciava la terza seria di 12 anni! A dodici anni, nel momento dello sviluppo,
una bambina sta per morire ed a 24 anni, dopo 12 anni di "perdita di
vita" una donna viene guarita! Si noti che il perdere sangue, per il
popolo ebraico, era una vera perdita di vita, motivo per cui alla donna,
durante il ciclo mestruale, non è consentito avvicinarsi alle cose sacre. Se
questa donna soffriva da dodici anni significa che non le era ancora stato
possibile l'essere tra gli adulti per nutrirsi della Parola, nella
Sinagoga e che, anzi, doveva evitare il contatto con gli altri nei luoghi pubblici
perché considerata impura, ovvero malata ed incapace di generare.
Le due guarigioni possono essere
accadute in questa sequenza ma ciò che a noi il Vangelo dice è anche che qui
sono presentati due possibili modi di incontro con Gesù. Il primo è quello
mediato dai genitori, come nel caso del battesimo dei bambini, ed il secondo
quello cercato da sé stessi, come nel caso della donna adulta. Se nel
primo caso è il genitore che fa la professione di fede, nel secondo è la donna
che decide di rischiare tutto a causa della sua fede. Se avesse dichiarato
la sua infermità in mezzo ad una folla avrebbe potuto essere considerata fonte
di contagio, perché, appunto, ritenuta malata, ovvero, impura. Sta di fatto che
la folla, invece, non la scacciò come una peccatrice ma raccolse la benedizione
che Gesù le riservò "Figlia, la tua fede ti ha salvato,
va' in pace". E che pace, che giubilo deve aver provato! Se queste cose
sono giunte a noi forse questa donna divenne parte della prima comunità e deve
aver ripetutamente raccontato quanto Gesù aveva fatto per lei. Chissà, davvero,
quanti membri di quella prima comunità raccontavano cosa aveva operato
nella loro vita l'incontro con Gesù!
In questo dono di "pace" c'è
quello della comunione, nella pace c'è il sacramento dell'amore, l'eucaristia,
il segno della comunione nella fede. Ecco, il senso di quelle parole "la
tua fede ti ha salvato!" Questa donna era, dunque, salva poiché aveva
rischiato tutto, anche la sua stessa vita, a causa della sua fede in Gesù. La
forza che Gesù sentì uscire era lo Spirito Santo che per la fede di quella
donna si era riversato nel suo cuore, rendendola umile, dandole il
coraggio di rischiare la sua vita se qualcuno l'avesse scoperta prima che Gesù
la assolvesse, ovvero la curasse. Nel momento in cui la gente divenne
consapevole del problema della donna questa era già sana, quindi non c'era più
motivo di condannarla.
Marco, a questo punto, procede con la
storia di Giairo e ci racconta di come Gesù, entrato nella casa di questi, volle
vederne la figlia, di cui già si piangeva la morte, solo con i genitori
della fanciulla ed ai suoi tre più intimi amici: Pietro, Giacomo e
Giovanni . "Non è morta ma dorme" spiega, e si arrabbia con chi
piange, quasi come fece con i venditori del tempio che facevano fracasso
là dove bisognava pregare. Poi prende la mano della fanciulla e questa si
alza. Anche qui accadde un passaggio di vita tra Gesù e la ragazzina, così come
aveva sperimentato la donna adulta per la sua iniziativa di toccare il lembo
della veste di Gesù. "Datele da mangiare", aggiunge ora Gesù ed i
genitori certamente lo fecero. Questo corrisponde al dono della
"pace" dato lungo ala via alla donna adulta, in entrambi i casi si
tratta di una partecipazione eucaristica.
In questo chiasmo (forma letteraria in
cui c'è corrispondenza tra l'inizio e la fine della storia) ci accorgiamo che
nell'incontro dell'emorroissa c'è la chiave di tutto il racconto. Nel chiasmo,
infatti, è la parte centrale quella che è unica, il significato verso cui
converge il racconto, così come in un cerchio tutti i punti si incontrano nel
suo centro e così come, per analogia, un panino si qualifica per ciò che vi
mettiamo dentro (es. panino al prosciutto, al formaggio..., diremmo noi,
il pane non cambia ma il gusto sì!).
Alla fine di questo passo, in cui sono
intrecciate queste due storie, ci rendiamo conto che l'evangelista, con questi
episodi, intendeva illustrare i sacramenti dell'iniziazione cristiana, incontri
con Cristo mediati dai genitori, se i figli sono piccoli, ma cercati
consapevolmente in età adulta. L'avvicinarsi a Cristo dona lo Spirito Santo che
vivifica il corpo per opera della fede che, come una calamita, ha creato come un
flusso di reciprocità con lo Spirito di Gesù. Gesù stesso ha dichiarato, in
entrambi i casi, l'avvenuta guarigione ed inserimento vitale nella
comunità dove l'eucaristia è il cibo della crescita visibile nella pace.
Ecco, dunque, alcuni dei significati
racchiusi in questo passo che lo rendono catechesi per l'iniziazione cristiana,
indicazione di come solo la fede adulta possa innestarci consapevolmente in
Gesù, e renderci testimoni, trasformando le nostre rocciosità ed aridità
in buon terreno, pronto a germinare il seme della Parola che è Gesù stesso.
Suor Maria Carla Frison fdcc
Cara Sara,Oggi la notizia data da Papa Benedetto del suo ritirarsi dalla sede di Pietro ci ha tutti presi di sorpresa.Provo dolore, pur restando nella pace. Mi mancherà la sua umile mansuetudine, la mitezza della sua parola, chiara come una fiamma che arde nella notte, fresca come un torrente che sgorga dalla sorgente.Mi mancherà il sapore del miele che provavo nell'ascoltarlo, il suo andar oltre le offese per porgere sempre l'altra guancia. Il suo parlare ai giovani sempre della gioia!La Chiesa ha ora un grande bisogno di fede umile e sincera unita all'offerta di preghiera per la scelta di un altro Pietro.Leggendo una preghiera su Cana ho ripensato ai nostri Esercizi, te la trascrivo per farmi vicina a tutti in questo momento di orante trepidazione e di intenso amore per il Papa.Anch'io sono tra gli invitati a Cana o Gesù.Sono con te discepolo, fratello, sorella, amico.E mi seggo a questa mensa ove la presenza discreta delle donnee quella attenta di Maria, tua madre,dà tono di famiglia e di gioia.Seduto alla mensa ti guardocon occhi e con cuore innamorato;credo di amarti per primo e invece non faccioaltro che rispondere al tuo amore.Maria di Cana,donna previdente, sposa e madre,icona della mia coniugalità,verginale e sponsale insiemeaiutami a fare quello che lui mi dirà,perché la vita - la mia piccola vita -diventi vino nuovoper la gioia di chi vuol gustarel'ebbrezza del suo amore.Amen.Tutte le nostre decisioni spirituali siano quel mazzo di fiori che offriamo a Maria con l'umiltà di Papa Benedetto, perché le grazie che le la mamma di Gesù ha interceduto per noi durante gli Esercizi portino frutto per la Chiesa tutta.Con questi desideri nel cuore, saluto ciascuno ringraziandovi per la vostra accoglienza e assicurandovi la mia assidua preghiera.Con sincero affetto vi auguro una buona Quaresima, sor. Maria Carla
SIGNORE,
INSEGNACI A PREGARE
Lc 11,1-4: Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e
quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a
pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse
loro: «Quando pregate dite:
Padre, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane
quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
Mt 6,7-13: Pregando poi, non
sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di
parole. Non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete
bisogno ancor prima che gliele chiediate: Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà, come in
cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane
quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e
non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
La domanda, riportata nel Vangelo secondo Luca, è rivolta
dagli apostoli a Gesù, non solo perché anche Giovanni ha insegnato a pregare ai
suoi discepoli, ma perché hanno visto Lui stesso pregare.
“Insegnaci”,
cioè, permette anche a noi di pregare come preghi tu, facci conoscere il
segreto del tuo pregare, perché preghi, chi preghi, per chi preghi.
Gesù,
che certamente ha animato in loro questo interrogativo, non lascia cadere a
vuoto la richiesta; subito vuole istruire i suoi su un argomento profondamente
vitale e risponde: “Quando pregate, dite: Padre...”.
Matteo
dà la versione in plurale: “Voi dunque pregate così: Padre nostro...”.
Questo Padre è mio, e a Lui mi rivolgo con cuore di
Figlio: sono il Suo Unigenito, ma è anche vostro,
perché siete miei fratelli e fratelli tra di voi. Sarà sempre "Padre
vostro" anche quando vi troverete a pregare da soli.
Bello
questo senso comunitario, questo sentirci tutti presenti nella preghiera di uno
e ciascuno nella preghiera di tutti!
La
preghiera del Padre nostro è in
perfetta sintonia con un'altra magistrale affermazione di Gesù:
«Cercate
prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e
tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).
Infatti, tutta la
prima parte del Padre nostro riguarda la gloria del suo Nome, la venuta
del suo Regno, l'obbediente e filiale adempimento della sua Volontà, proprio
come avviene in Cielo dove è esclusivamente ordine, armonia e pace, perché gli
Spiriti angelici eseguono alla perfezione i divini comandi.
Sono proprio tali petizioni a metterci nella favorevole
condizione di pensare, desiderare e cercare le cose del Regno dei cieli. Solo
dopo vengono le altre, al confronto molto secondarie e tuttavia ugualmente indispensabili
nella misura in cui consentono una vita dignitosa, senza eccedenze di vario
tipo, affinché anche in terra possano regnare l'ordine e l'armonia nella più
pacifica convivenza fraterna.
È quanto chiediamo nella seconda parte del Padre nostro
riassunto bene nel "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Si
tratta - alla lettera - del pane quotidiano, ma non solo,
come ci richiama Gesù, citando Dt 8,3:
“Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio” (Mt4,4).
Ogni celebrazione eucaristica, infatti, ci dispensa la
duplice mensa della Parola e del Pane di vita, per cui diciamo con il Salmista:
“Quanto sono dolci al mio palalo le tue parole: più del miele per la
mia bocca” (SI 118, 103).
Ogni giorno la divina Provvidenza insieme al pane
quotidiano
§ ci fa assaporare il fragrante pane della fraternità,
confermato dal Salmo 133:
"Ecco
quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!" (v. 1);
§ ci dispensa un po' del pane
della sofferenza. Dice il Salmo 79:
“Tu ci
nutri con pane di lacrime, ci fai bere lacrime in abbondanza” (v. 6);
§ ci dona il pane
della fortezza, che ci fa
confidare nel Signore per non soccombere alle tentazioni, spesso egregiamente travestite
di bontà, in apparenza persino inoffensive, ma nella realtà sempre si rivelano
malefiche; confortante l’invito del Salmista:
“…di’ al
Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido»” (SI 90,2);
§ ci riserva il pane
della Misericordia e del Perdono, la cui porzione, però, è
condizionata da quanto noi ne sappiamo spezzare e donare ai fratelli. Che forte
lezione ci dà Gesù con la parabola del servo spietato al quale il padrone
disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai
pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho
avuto pietà di te?” (Mt 18,32-33)!
§ Non ci fa mancare il pane
della liberazione dal male e dal
maligno, per vivere costantemente grati a Dio e diffidenti verso il mondo e le
sue teorie. Ecco le rassicuranti parole del Salmo 40:
“Io
sono povero e infelice; di me ha cura il Signore.
Tu,
mio aiuto e mia liberazione, mio Dio non tardare (v. 18).
Nella richiesta
degli apostoli a Gesù: “Insegnaci a pregare” sono incluse tante altre,
come:
· facci capire il posto che dobbiamo riservare alla
preghiera, se anche Tu senti questo bisogno di lasciare tutti e ritirarti in
preghiera.
·
Facci sentire
viva, quotidiana questa necessità di dialogare col Padre, soprattutto
ascoltandolo. Spesso, pur con le più buone intenzioni, il dialogo è solo un
monologo incalzante di richieste, di angoscianti domande, di informazioni per
renderlo edotto degli ultimi eventi (!) poi, dopo aver dato un’occhiata
all’orologio, si scappa via dalla chiesa perché è troppo tardi. Tante domande,
tante parole…e le risposte che si attendevano sono rimaste in sospeso, non gliele
abbiamo lasciate dire.
·
Facci credere che
la nostra vita e tutto il nostro essere sono nelle mani e nel cuore di Dio che
ci ama di amore paterno e materno, capace di perdonarci più di settanta volte
sette (cf Mt 18,22), e continuamente si fa
provvidenza per le esigenze esistenziali di ogni giorno.
·
“Insegnaci” a interiorizzare il nostro esistere dando la
preminenza alla dimensione verticale, che
ci tiene in comunione con la Santissima Trinità, e all'altra orizzontale, non meno importante, che ci
mette in rapporto con il prossimo.
La preghiera del Padre nostro ci immette così nella
dimensione ecclesiale-missionaria
raggiungendo tutti i confini e le latitudini per abbracciare ogni fratello e
sorella ovunque si trovano a vivere. In verità ogni persona fa parte
dell’immensa universale famiglia di Dio!
Questo è molto sentito dalle Claustrali, che pur non essendo
a diretto contatto con i fratelli per chiamata e scelta di vita, in Dio sono ad
esse costantemente presenti, a Lui li affidano nella fiduciosa speranza che le suppliche
che elevano al cielo si volgeranno in grazie e benedizioni per loro.
Sono i
Missionari stessi a darne conferma assicurando, non senza commozione, di
sapersi sostenuti, soprattutto nei momenti critici che attraversano, dalle
preghiere e dall'offerta delle Sorelle che giorno dopo giorno con fede e amore vivono
in silenziosa unione a Dio.
Anche i
Genitori nei confronti dei propri figli ricorrono all'aiuto efficace della
preghiera, sapendo che i figli sono prima di tutto di Dio e Lui col suo cuore
di Padre provvede loro senza sosta.
Quando poi
si accorgono che i loro consigli non sono più accettati, la loro voce li
infastidisce, non si scoraggiano affatto, ma fiduciose si rivolgono ai loro
Angeli Custodi - questi Compagni di viaggio invisibili, ma presenti e sempre
pronti a compiere la Volontà di Dio per il bene di quanti sono stati loro affidati
– affinché li consiglino e li invoglino a percorrere strade giuste.
Ugualmente i giovani, man mano che crescono in età e gli
impegni si fanno più consistenti, non devono tralasciare gli aiuti spirituali,
particolarmente i sacramenti e la preghiera confidente.
Devono crescere nella vita cristiana, coscienti di
quanto amore Dio li circonda e di come attende il loro amore, affinché in Lui la
realizzazione della vita sia piena, gioiosa, altruistica, pura.
Incoraggianti al riguardo le parole del Salmo 118:
“Come potrà un giovane tenere pura la sua
vita? Custodendo le tue parole”(v. 9).
“Conservo nel cuore le tue parole per non
offenderti con il peccato” (v. 11).
Dai brevi passi salmici riportati, si comprende tutto il fascino
ed il realismo che essi contengano: davvero parole di vita, sacre, ispirate.
Con esse nel cuore e sulle labbra la Chiesa quotidianamente prega a nome, per e
con l'umanità, memore anche del saggio avvertimento di Gandhi:
“Quando si prega, è meglio avere un cuore senza parole che parole senza
cuore”.
La lode, il ringraziamento, l’intercessione, la supplica ed
tanti altri sentimenti che si rincorrono nei 150 salmi - il Salterio è il libro dell'Antico Testamento più letto perché più pregato - li ritroviamo tutti
nella preghiera per eccellenza insegnataci da Gesù, il Padre nostro:
preghiera neotestamentaria, evangelica, apportatrice cioè della buona
notizia che Dio ci è Padre.
Recitiamo allora questa magnifica preghiera sempre più
convinti e riconoscenti al Signore Gesù, volendo a nostra volta rivolgergli la
stessa richiesta dei primi apostoli:
“Signore, insegnaci a pregareSuor Josefa priora Benedettine
Messaggio del 25 gennaio 2013 
2013-01-25
Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. La vostra preghiera sia forte come pietra viva affinché con le vostre vite diventiate i testimoni. Testimoniate la bellezza della vostra fede. Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Messaggio del 2 gennaio 2013 (Mirjana) 



2013-01-02mirjana
Cari figli, con molto amore e pazienza, cerco di rendere i vostri cuori simili al mio Cuore. Cerco di insegnarvi, col mio esempio, l'umiltà, la sapienza e l'amore, perché ho bisogno di voi, non posso senza di voi, figli miei. Secondo la volontà di Dio vi scelgo, secondo la sua forza vi rinvigorisco. Perciò, figli miei, non abbiate paura di aprirmi i vostri cuori. Io li darò a mio Figlio ed Egli, in cambio, vi donerà la pace divina. Voi lo porterete a tutti coloro che incontrate, testimonierete l'amore di Dio con la vita e, tramite voi stessi, donerete mio Figlio. Attraverso la riconciliazione, il digiuno e la preghiera, io vi guiderò. Immenso è il mio amore. Non abbiate paura! Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio.
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