Roma 05-03-2010


La fede adulta che innesta in Cristo – L’emorroissa

Il passo dell'emorroissa (= donna che aveva perdite di sangue) si trova nei sinottici, ossia nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca.
La mia spiegazione segue la presentazione di Marco (5, 25-34) perché, come tu sai, molti significati ci vengono dati anche da come l'evangelista presenta il testo e da dove lo pone nel Vangelo che porta il suo nome.
Marco è il Vangelo più breve ed il più antico, presenta la catechesi delle prime comunità fatta raccontando ciò che insegnava Pietro di cui Marco era un discepolo. Ricordi il ragazzino che fuggì via nudo perché lasciò ai soldati il lenzuolo con cui si copriva quando, nella notte, seguiva gli apostoli nel giardino degli ulivi? Ebbene, si pensa quello fosse Marco (Mc 14, 51-52) poiché è lui il solo a raccontare questo particolare..

Marco introduce gradualmente all'incontro con Gesù e  dopo che nel capitolo 3 ha chiamato gli Apostoli, nel capitolo 4 vediamo come inizia ad istruirli raccontando loro le parabole. La prima è quella del seme che, cadendo su terreno arido o fertile produce tanto quanto il nutrimento del terreno gli offre. E' interessante notare che, dopo questa parabola, gli episodi che seguono sembrano rappresentare un tipo di terreno o un altro. Si procede così fino al capitolo 12, quando la vedova con le due monetine rimastele dà molto di più di chi offre grandi tesori, lei è tutto e solo terreno buono che anticipa il dare tutto di Gesù.
A quale tipo di terreno potrebbe, dunque, appartenere questa donna? Continuiamo la lettura e scopriamo che Marco ci presenta anche un cammino di iniziazione cristiana in cui, con gli esempi della vita di Gesù, spiega il significato dei sacramenti e di quanto stava diventando prassi di vita cristiana nelle prime comunità.
Il capitolo quinto di Marco ci presenta, inizialmente, l'indemoniato di Gerasa. L'immagine è spaventosa, c'è la solitudine del cimitero, le ferite inflitte a se stesso dall'uomo che una volta liberato si rivolge a Gesù come un terreno buono e non più come strada che rigetta il seme della Parola. Gesù riattraversa il lago ed ecco, all'altra sponda, venirgli incontro Giairo che intercede per la figlioletta morente. Luca (8,42) ci dice la ragazzina aveva 12 anni. A questo punto giunge una giovane donna, o una donna adulta, secondo i parametri del tempo, poiché deve aver avuto 24 anni visto che da 12 anni soffriva a causa di un flusso di sangue. Questi dettagli non sono casuali ma vengono riferiti per leggervi il significato che l'evangelista intendeva trasmettere. Se la prima fanciulla aveva 12 anni, questa donna ne doveva aveva esattamente il doppio ed ora, per lei, cominciava la terza seria di 12 anni! A dodici anni, nel momento dello sviluppo, una bambina sta per morire ed a 24 anni, dopo 12 anni di "perdita di vita" una donna viene guarita! Si noti che il perdere sangue, per il popolo ebraico, era una vera perdita di vita, motivo per cui alla donna, durante il ciclo mestruale, non è consentito avvicinarsi alle cose sacre. Se questa donna soffriva da dodici anni significa che non le era ancora stato possibile l'essere tra gli adulti per nutrirsi della Parola, nella Sinagoga e che, anzi, doveva evitare il contatto con gli altri nei luoghi pubblici perché considerata impura, ovvero malata ed incapace di generare.
Le due guarigioni possono essere accadute in questa sequenza ma ciò che a noi il Vangelo dice è anche che qui sono presentati due possibili modi di incontro con Gesù. Il primo è quello mediato dai genitori, come nel caso del battesimo dei bambini, ed il secondo quello cercato da sé stessi, come nel caso della donna adulta. Se nel primo caso è il genitore che fa la professione di fede, nel secondo è la donna che decide di rischiare tutto a causa della sua fede. Se avesse dichiarato la sua infermità in mezzo ad una folla avrebbe potuto essere considerata fonte di contagio, perché, appunto, ritenuta malata, ovvero, impura. Sta di fatto che la folla, invece, non la scacciò come una peccatrice ma raccolse la benedizione che Gesù  le riservò "Figlia, la tua fede ti ha salvato, va' in pace". E che pace, che giubilo deve aver provato! Se queste cose sono giunte a noi forse questa donna divenne parte della prima comunità e deve aver ripetutamente raccontato quanto Gesù aveva fatto per lei. Chissà, davvero, quanti membri di quella prima comunità raccontavano cosa aveva operato nella loro vita l'incontro con Gesù!
In questo dono di "pace" c'è quello della comunione, nella pace c'è il sacramento dell'amore, l'eucaristia, il segno della comunione nella fede. Ecco, il senso di quelle parole "la tua fede ti ha salvato!" Questa donna era, dunque, salva poiché aveva rischiato tutto, anche la sua stessa vita, a causa della sua fede in Gesù. La forza che Gesù sentì uscire era lo Spirito Santo che per la fede di quella donna si era riversato nel suo cuore, rendendola umile, dandole il coraggio di rischiare la sua vita se qualcuno l'avesse scoperta prima che Gesù la assolvesse, ovvero la curasse. Nel momento in cui la gente divenne consapevole del problema della donna questa era già sana, quindi non c'era più motivo di condannarla.
Marco, a questo punto, procede con la storia di Giairo e ci racconta di come Gesù, entrato nella casa di questi, volle vederne la figlia, di cui già si piangeva la morte, solo con i genitori della fanciulla ed ai suoi tre più intimi amici: Pietro, Giacomo e Giovanni . "Non è morta ma dorme" spiega, e si arrabbia con chi piange, quasi come fece con i venditori del tempio che facevano fracasso là dove bisognava pregare. Poi prende la mano della fanciulla e questa si alza. Anche qui accadde un passaggio di vita tra Gesù e la ragazzina, così come aveva sperimentato la donna adulta per la sua iniziativa di toccare il lembo della veste di Gesù. "Datele da mangiare", aggiunge ora Gesù ed i genitori certamente lo fecero. Questo corrisponde al dono della "pace" dato lungo ala via alla donna adulta, in entrambi i casi si tratta di una partecipazione eucaristica.

In questo chiasmo (forma letteraria in cui c'è corrispondenza tra l'inizio e la fine della storia) ci accorgiamo che nell'incontro dell'emorroissa c'è la chiave di tutto il racconto. Nel chiasmo, infatti, è la parte centrale quella che è unica, il significato verso cui converge il racconto, così come in un cerchio tutti i punti si incontrano nel suo centro e così come, per analogia, un panino si qualifica per ciò che vi mettiamo dentro (es.  panino al prosciutto, al formaggio..., diremmo noi, il pane non cambia ma il gusto sì!).
Alla fine di questo passo, in cui sono intrecciate queste due storie, ci rendiamo conto che l'evangelista, con questi episodi, intendeva illustrare i sacramenti dell'iniziazione cristiana, incontri con Cristo mediati dai genitori, se i figli sono piccoli, ma cercati consapevolmente in età adulta. L'avvicinarsi a Cristo dona lo Spirito Santo che vivifica il corpo per opera della fede che, come una calamita, ha creato come un flusso di reciprocità con lo Spirito di Gesù. Gesù stesso ha dichiarato, in entrambi i casi, l'avvenuta guarigione ed inserimento vitale nella comunità dove l'eucaristia è il cibo della crescita visibile nella pace.
Ecco, dunque, alcuni dei significati racchiusi in questo passo che lo rendono catechesi per l'iniziazione cristiana, indicazione di come solo la fede adulta possa innestarci consapevolmente in Gesù, e renderci testimoni, trasformando le nostre rocciosità ed aridità in buon terreno, pronto a germinare il seme della Parola che è Gesù stesso.

Suor Maria Carla Frison fdcc

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