MEDITIAMO INSIEME - PARTE SECONDA

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CONSOLATI...CONSOLIAMO !

Ma, a chi chiedere aiuto? Da chi andare?Anche in questo caso si potrebbe accostare il detto: Dimmi da chi vuoi essere consolato e ti dirò chi sei e persino che tipo di consolazione avrai. Meglio ancora, dirai tu stesso chi sei e quale consolazione desideri. Se chiediamo consolazione al mondo, cosa possiamo aspettarci di valido, di bello? Beh, il mondo ha senz'altro qualcosa di suo da suggerire: farà di tutto per "cancellare", "vanificare" ogni presenza di sofferenza e far assaporare subito "qui e adesso" quella sua gioia inebriante dai mille nomi, mille vesti, mille esperienze che oggi hanno davvero dell'inverosimile, avendo raggiunto la più sfrenata stravaganza e illogicità morale, persino con approvazioni legali.
Quanto il permissivismo ha lavorato con liberalità sulle coscienze!

E quanti, prestando fede ad accattivanti sirene, iniziano tali consolanti terapie!

Ciechi e sordi ad ogni altro equilibrato consiglio, anzi, credendo fortemente (ma di debolezza si tratta) in simili miraggi, vi si buttano a capo fitto, ritrovandosi ben presto - l’inganno è sempre ben mascherato - letteralmente "a terra". Sfiduciati più di prima, si aggrapperanno, allora, all'ultima àncora di salvezza, all'ultima cupa consolazione... finendo volontariamente "sottoterra".

La morte, che già spadroneggiava sul loro spirito, può ora impossessarsi a pieno diritto e con facilità della stessa vita. Ha creduto di far fare l'identica fine anche all'Uomo-Dio, Cristo Gesù, gettandoglisi furiosamente addosso per carpirgli la vita e, in un primo momento, ci è riuscita. Ma - sorpresa! - Lui l'ha clamorosamente sconfitta risorgendo. Non solo. L' illusa vincitrice, ormai disillusa, si è vista costretta a restituirgli le stesse vittime, proprio perché da Lui "riscattate" con il Suo sacrificio redentivo, affinché tornassero a percorrere l’unica giusta via della consolazione: quella divina.

Andiamo, allora, a farci consolare da Dio.

Andiamo dallo Spirito Paraclito (che significa Consolatore).

Andiamo dai Ministri della Chiesa: uomini che hanno ricevuto da Dio lo specifico mandato di essere consolatori dei loro fratelli, soprattutto attraverso il Sacramento della Confessione.

Dal libro "Perdono e pace" di Alfred Wilson, Edizioni Paoline 1956, stralcio alcune ponderate considerazioni:

[Intervento di una signora protestante ad una conferenza] «Voi avete detto che la confessione è molto consolante; io conosco un'amica cattolica, che va alla confessione con fatica, e non senza un certo affanno; parla di molti cattolici ai quali la confessione costa la stessa fatica. Come può dunque la confessione essere consolante, se coloro che si confessano si sentono a quel modo?» A quella domanda fu risposto così: «Voi avete domandato alla vostra amica come si sentiva nell'entrare in confessionale; ma non le avete chiesto quale era il suo stato d'animo nell'uscirne» (p. 6).

I mali del corpo trovano sollievo e guarigione nell'ospedale, quelli dell'anima nel confessionale. Nessuno va dal dottore o dal dentista per divertimento. Neppure a confessarci ci si va per divertirsi. Per la sua stessa natura la confessione non può essere piacevole. Non è il confessarsi che consola, ma ciò che la confessione dona all'anima (p. 7).

L'uomo che ha il cuore in tempesta ha bisogno di sentire le parole del Maestro: «Non temere... la pace sia con te... io ti assolvo... i tuoi peccati ti sono perdonati... va' in pace» (p. 14).

[Gesù] ha preso la pratica della confessione, che è necessità naturale, l'ha facilitata e l'ha innalzata elevandola alla dignità di sacramento. E ha reso il compito, inevitabilmente difficile, di confessarsi, il più facile possibile. Noi ci confessiamo in segreto; possiamo scegliere il sacerdote che vogliamo; al caso possiamo anche confessarci ad uno che non ci conosce; o ad uno che, probabilmente, non ci vedrà mai più. Ci confessiamo in segreto ad un uomo che è legato al più stretto segreto. E ancora, ci confessiamo ad un uomo, che è preparato non solo ad ascoltarci con tenerezza paterna, ma anche ad istruirci, consigliarci, curarci (p. 17).



Ottima cosa, allora, poter contare su un buon direttore spirituale, meglio se è anche confessore!

La grazia sacerdotale lo rende, in effetti, capace di addentrarsi in certe sofferte situazioni senza esserne coinvolto e convogliare tutte quelle potenti energie che il dolore stesso genera e palesa per elevarle a Dio.

Prende tutto quel dolore tra le sue mani consacrate e lo inserisce nel sacrificio eucaristico in cui Cristo costantemente si offre al Padre in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti i fratelli.

Qui sta la grandezza del soffrire, perché sarà dal soffrire e offrirsi di Cristo fino a morire - mistero che non riusciremo mai abbastanza a sondare - che guarderemo con occhi diversi il nostro soffrire, potrà placarsi un po’ la foga degli innumerevoli “lamenti”, in quanto prima del nostro dolore e insieme al nostro dolore c'è il Suo dolore che ci scuote e ci interpella.

Cosi sorretti e illuminati, possiamo fare questa consolante scoperta: anche il nostro dolore - qualunque nome abbia e di qualunque portata sia - è un mistero esso pure insondabile, e come tale va quindi ancor più rispettato, accettato, amato, nonostante il perdurare della cruda sofferenza che fa versare cocenti lacrime.

Possono, allora, continuare a gridare nella mente ed agitarsi nel cuore i più angoscianti “perché?”, umanamente comprensibili, ma con una pazienza a tutta prova dobbiamo e possiamo arrivare a pronunciarli senza la pretesa di avere risposte esaurienti, anzi, a ciascuno di questi "perché?" non farà riscontro una risposta verbale, ma…una persona anch'essa crocifissa: Cristo! L'abisso del dolore umano chiama e tocca l'altro abisso, quello del dolore divino (cf Sl 41,8).

Che lezione ci viene da questa grandiosa verità! Ai continui “perché?” che ci riguardano in prima persona, cominceremo ad accostare altri “perché?” che non riusciremo a tacitare:

- perché anche Lui ha sofferto, quando poteva evitarlo?

- perché ha accettato di andare in croce e di morirci sopra?

- perché non si è concesso alcun beneficio per alleviare Se stesso, quando ha liberato, consolato, guarito, ri-suscitato altri?

Ci ritroviamo nello stesso stato d'animo di uno dei due ladroni crocifissi insieme a Cristo sul Golgota (cf Lc 23,39)!


PRIORA BENEDETTINA


MEDITIAMO INSIEME - PARTE PRIMA

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CONSOLATI...CONSOLIAMO !

L'uomo è per sua natura un essere socievole, quindi il meglio per lui è stare con gli altri, non da solo.

Ne troviamo conferma già nel primo libro della Sacra Scrittura, avallato da Qoèlet:

Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile (Gn 2,18).

Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica.

Se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro.

Guai a chi e solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi (Qo 4.9-10).

(aggiungo) "Guai a chi è solo: se è triste, depresso, non ha nessuno che lo consoli".

Il bene del vivere insieme rimane vero anche oggi, quantunque, per motivi davvero

caratteristici di questo tempo, non poche persone, giovani soprattutto, lasciano

l'ambito familiare e scelgono di vivere da single. Ma è lo stare con gli altri che

fa assaporare tutta la bellezza e ricchezza, come bene si esprime il Salmo 132:

Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! (v. 1 ).

Tuttavia, questa riuscita non è sempre così scontata. Possono, infatti, sorgere difficoltà,

incomprensioni, pregiudizi ed altro, che vanno ad incrinare i rapporti più belli quali

quello coniugale, familiare, di parentela, amicale, comunitario, parrocchiale, sociale,

lavorativo, associativo, politico.

Il fatto è che ognuno si relaziona con gli altri portatore della propria positività e negatività.

Succede perciò che alle più ottimali intenzioni si mescolano le più grette passioni e istintività,

dovute al carattere, alle potenzialità di cui uno è più o meno dotato, all'educazione ricevuta.

La causa principale deriva - comunque e sempre - dalle conseguenze del peccato originale

che ogni mortale ha ricevuto "in dote" dai progenitori: ereditario, quindi, di forti tare

comportamentali, e così ... il vivere si è fatto più faticoso.

Il lavoro, per esempio, che doveva essere piacevole, è invece sudato, ostacolato e

soprattutto oggi in-sicuro. È ancora la Genesi a darne la chiara motivazione:

All'uomo [Dio] disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangialo dell'albero,

di cui ti avevo comandato: “Non me devi mangiare”, maledetto sia il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà

per te e mangerai l'erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane:

finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gn 3,17-19).

Effettivamente l'esistenza è seminata di prove, tribolazioni, peccati, malesseri fisici, psichici, morali,

causati da noi o da altri e in qualche modo divengono altrettante croci che spesso ci trasciniamo

dentro e ci affliggono non poco. Cito due salmi che sono in questa stessa linea:

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti,

ma quasi tutti sono fatica, dolore: passano presto e noi ci dileguiamo (SI 89,10).

Si consuma nel dolore la mia vita, i miei anni passano nel gemito (SI 30,11).

Anche il salmo 125 richiama questa realtà: nello stesso tempo, con le sue fasi alternative,

si accosta bene al libro del Qoèlet:

Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare,

ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni (vv. 5-6).

Per parte sua il Qoèlet presenta un elenco di svariate vicissitudini che ingemmano la vita,

per cui a tempi di gioia si susseguono tempi di dolore, a tempi di incontri tempi di separazioni;

a tempi di desideri tempi di delusioni; a tempi di fede tempi di aridità spirituale; a tempi

di grazia tempi di peccato e cosi via (cf Qo 3-1-8).

Tutto ciò rivela come la psiche umana, e di conseguenza anche l'umore, sono tanto instabili,

fragili, incoerenti, e non tardano a manifestare conseguenti stati d'animo di intima sofferenza in

cui è un incalzare di angosce, depressioni, paure, disperazioni: avvisaglie di probabili

disturbi psicosomatici, rivelatori appunto dei limiti umani giunti al massimo esaurimento.

Ecco, allora, l’urgente bisogno di lanciare disperati "SOS" per riuscire a sopravvivere,

cercando "sconsolati" qualche consolazione in un appoggio, uno sfogo, un aiuto su cui poter

contare per trovare la forza di rimanere in piedi, di stare a galla, di non soccombere.

È la fame e sete di felicità a far cercare in tutte le maniere un po' di consolazione, cioè,

quella via d'uscita dalla prova, dalla sofferenza, dalla disperazione

per essere nuovamente sereni, felici.

PRIORA BENEDETTINA


LA STRADA LUMINOSA



Siamo al tempo, determinato dagli uomini, delle vacanze; saremo sulle strade nelle nostre auto, sotto il sole cocente, ma conosciamo la nostra meta.
Eppure c'è il filo che lega tutti quando ci si accinge con la famiglia, in compagnia, da soli, ad affrontare questi giorni; ed il filo è uno:

la consapevolezza di voler estraniarsi dal mondo che fino a qualche ora ci vedeva attori ( !?! ) per prendere così una strada nuova.
E proprio questa strada nuova ci deve impegnare nei giorni
che riteniamo a torto o a ragione, di rigenerazione, questa strada ricerchiamola con la luce, quella luce che Santa Chiara con il suo umile esempio ci mostra. Saranno giorni spensierati, al mare, in montagna, chi resta a casa: pensiamo agli anziani, a chi soffre in un letto d'ospedale; ecco questa luce ci rigeneri, mediante un pensiero, una telefonata per chi è solo. Proprio l'esempio di Chiara d'Assisi, che nella solitudine ha voluto mostrare come si può impegnarsi per chi è dietro le fila,
per chi non ce la fa. Quindi in questi giorni le nostre spensierate giornate, chissà ... un solo minuto per un pensiero per chi non può, per chi la LUCE non l'ha ancora vista, o in questi giorni affannosi della nostra epoca è senza lavoro, senza una casa, senza famiglia, senza genitori, senza figli!
Santa Chiara ci insegna che, col nulla e meno di ciò, si può! Se puoi, con una parola, una telefonata, un abbraccio a chi si sente un pò ... giù, mostra la LUCE e perchè no, magari con una lettura SANA e UTILE far pesare il meno possibile la giornata, basta pensare al sorriso di Chiara!