MEDITIAMO INSIEME - PARTE PRIMA

http://www.sehaisetediluce.it/gesu_guarda.jpg

CONSOLATI...CONSOLIAMO !

L'uomo è per sua natura un essere socievole, quindi il meglio per lui è stare con gli altri, non da solo.

Ne troviamo conferma già nel primo libro della Sacra Scrittura, avallato da Qoèlet:

Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile (Gn 2,18).

Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica.

Se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro.

Guai a chi e solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi (Qo 4.9-10).

(aggiungo) "Guai a chi è solo: se è triste, depresso, non ha nessuno che lo consoli".

Il bene del vivere insieme rimane vero anche oggi, quantunque, per motivi davvero

caratteristici di questo tempo, non poche persone, giovani soprattutto, lasciano

l'ambito familiare e scelgono di vivere da single. Ma è lo stare con gli altri che

fa assaporare tutta la bellezza e ricchezza, come bene si esprime il Salmo 132:

Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! (v. 1 ).

Tuttavia, questa riuscita non è sempre così scontata. Possono, infatti, sorgere difficoltà,

incomprensioni, pregiudizi ed altro, che vanno ad incrinare i rapporti più belli quali

quello coniugale, familiare, di parentela, amicale, comunitario, parrocchiale, sociale,

lavorativo, associativo, politico.

Il fatto è che ognuno si relaziona con gli altri portatore della propria positività e negatività.

Succede perciò che alle più ottimali intenzioni si mescolano le più grette passioni e istintività,

dovute al carattere, alle potenzialità di cui uno è più o meno dotato, all'educazione ricevuta.

La causa principale deriva - comunque e sempre - dalle conseguenze del peccato originale

che ogni mortale ha ricevuto "in dote" dai progenitori: ereditario, quindi, di forti tare

comportamentali, e così ... il vivere si è fatto più faticoso.

Il lavoro, per esempio, che doveva essere piacevole, è invece sudato, ostacolato e

soprattutto oggi in-sicuro. È ancora la Genesi a darne la chiara motivazione:

All'uomo [Dio] disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangialo dell'albero,

di cui ti avevo comandato: “Non me devi mangiare”, maledetto sia il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà

per te e mangerai l'erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane:

finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:

polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gn 3,17-19).

Effettivamente l'esistenza è seminata di prove, tribolazioni, peccati, malesseri fisici, psichici, morali,

causati da noi o da altri e in qualche modo divengono altrettante croci che spesso ci trasciniamo

dentro e ci affliggono non poco. Cito due salmi che sono in questa stessa linea:

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti,

ma quasi tutti sono fatica, dolore: passano presto e noi ci dileguiamo (SI 89,10).

Si consuma nel dolore la mia vita, i miei anni passano nel gemito (SI 30,11).

Anche il salmo 125 richiama questa realtà: nello stesso tempo, con le sue fasi alternative,

si accosta bene al libro del Qoèlet:

Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare,

ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni (vv. 5-6).

Per parte sua il Qoèlet presenta un elenco di svariate vicissitudini che ingemmano la vita,

per cui a tempi di gioia si susseguono tempi di dolore, a tempi di incontri tempi di separazioni;

a tempi di desideri tempi di delusioni; a tempi di fede tempi di aridità spirituale; a tempi

di grazia tempi di peccato e cosi via (cf Qo 3-1-8).

Tutto ciò rivela come la psiche umana, e di conseguenza anche l'umore, sono tanto instabili,

fragili, incoerenti, e non tardano a manifestare conseguenti stati d'animo di intima sofferenza in

cui è un incalzare di angosce, depressioni, paure, disperazioni: avvisaglie di probabili

disturbi psicosomatici, rivelatori appunto dei limiti umani giunti al massimo esaurimento.

Ecco, allora, l’urgente bisogno di lanciare disperati "SOS" per riuscire a sopravvivere,

cercando "sconsolati" qualche consolazione in un appoggio, uno sfogo, un aiuto su cui poter

contare per trovare la forza di rimanere in piedi, di stare a galla, di non soccombere.

È la fame e sete di felicità a far cercare in tutte le maniere un po' di consolazione, cioè,

quella via d'uscita dalla prova, dalla sofferenza, dalla disperazione

per essere nuovamente sereni, felici.

PRIORA BENEDETTINA


Nessun commento:

Posta un commento