avranno in odio la
scienza? Volgetevi alle mie esortazioni: ecco, io effonderò il mio spirito su
di voi e vi manifesterò le mie parole. Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato,
ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione; avete trascurato ogni mio
consiglio, ma chi ascolta me vivrà VOLGETEVI ALLE MIE ESORTAZIONI (Pr 1,20-25.32b)
La
Sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; dall’alto delle
mura essa chiama, pronunzia i suoi detti alle porte della città: “Fino a
quando, o inesperti, amerete l’ine-sperienza e i beffardi si compiaceranno
delle loro beffe e gli sciocchi tranquillo e sicuro dal timore del male”.
La
Sapienza sta dove vivono gli uomini: strade, piazze o altri punti di ritrovo, e
fra le tante voci che essi ascoltano c’è anche la sua.
L’uomo
ascolta con le orecchie ma anche con gli occhi, perché sono tanti i messaggi
che gli giungono dalle luci della città: scritte dei negozi, manifesti
pubblicitari affissi ai muri, luci che mettono più in vista la merce, luci a
intermittenza che segnalano la presenza, per esempio, di una farmacia; luci che
lampeggiano sulle ambulanze, sulle auto della Polizia, dei Carabinieri, dei
Vigili del Fuoco accompagnate dal suono delle sirene.
La
Sapienza vede uomini indaffarati che corrono o sono forzatamente fermi al
semaforo o accodati lungo le autostrade; li vede preoccupati entrare e uscire
dagli ospedali, dalle carceri, dai supermercati, dagli uffici postali e così
via.
Vede tutto
questo affaccendarsi, ma soprattutto vede lo stato interiore di tutta questa
gente, alla quale rivolge la sua parola:
“O voi tutti, che pure sapete tante
cose, fate tante cose, vi scambiate tante parole…senza di me siete inesperti, siete
senza vere esperienze vitali.
Peggio ancora, quando vi compiacete
più nel fare il male che il bene, quando al saggio sapere preferite le
sciocchezze e quella ignoranza beffarda che scarta gli insostituibili valori
della vita.
Ebbene, venite a me, ascoltatemi. “Vi
insegnerò il timore del Signore” (Sl 34,12b).
Se prestate attenzione alle mie
esortazioni potete crescere bene e nel bene, divenendo realmente di aiuto gli
uni per gli altri.
Con i miei salutari consigli potete
farvi delle forti convinzioni per riuscire sempre meglio a discernere il bene
dal male”.
La
Sapienza chiama per nome gli uomini che ama, non si dà pace nel vederli così
sbandati, così ciechi, così incapaci, e spesso deve costatare con tristezza:
“Non avete fatto tesoro delle
mie parole,
avete rifiutato il mio aiuto,
non avete afferrato la mano che
vi tendevo;
avete trascurato i miei appelli,
e che cosa ne avete guadagnato?
Con caparbietà avete solo
aumentato l’inesperienza, la vostra stolta insensatezza,
avete preferito riempirvi di
vanità piuttosto che della vera scienza,
creando in voi un grande vuoto
di valori”.
A chi vuole ascoltare la Sua
voce, la Sapienza ha parole confortanti:
“Chi però mi presta attenzione, chi
mi ascolta volentieri,
vivrà
tranquillo, vivrà beato, cioè
riposerà in Dio, sommo bene;
tranquillità
che è godimento delle beatitudini evangeliche;
docilità
del cuore e della mente alla divina Volontà;
è
il vero benessere che colma e supera ogni buon desiderio.
Vivrà
sicuro dal timore del male, perché
protetto dalla Grazia,
fiducioso
nella divina Misericordia,
sa
chiedere il perdono che lo riabilita, lo rigenera, lo fa ritornare all’amicizia
con Dio;
acquista
così sempre più forza per combattere le più subdole suggestioni del Tentatore
che
non smette di incitarlo a peccare, a disobbedire”.
Quante
volte, anche noi, anziché lasciarci ammaestrare dalla Sapienza, andiamo a farci
istruire dal mondo e ci ritroviamo stoltamente beffardi.
Il guaio è
che di tale peggioramento non ci accorgiamo neppure, ma Dio - che vuole solo il
nostro bene - si preoccupa e ci cerca, ci chiama, ci fa sentire intimamente la
Sua voce servendosi della coscienza, dell’Angelo Custode di ciascuno e con
tanti altri interventi.
Quante
volte ci esorta a cambiare il modo di vivere, a puntare molto più in alto, a
stare ben al di sopra del male che preme dentro e fuori di noi, per non esserne
devastati.
Seguendo
Dio possiamo essere veramente tranquilli, beati, in pace perché nella Sua pace,
protetti da ogni attacco o influsso del male.
È seguendo
Dio che noi “sale della terra”, come ci definisce Gesù, possiamo mantenerci “salati”,
altrimenti, se divenuti “insipidi” non serviamo più a nessuno, è il fallimento
totale.
Grazie, Signore, perché
ci vuoi scuotere dai nostri rischiosi torpori.
Grazie perché non ti stanchi di farci
udire la tua voce
nell’intimità
delle nostre case, dove lavoriamo, nelle strade e nelle piazze delle nostre
città.
Grazie perché non ti stanchi di cercarci e
di sopportare
i
nostri lunghi silenzi, le nostre prolungate assenze, i nostri inspiegabili
rifiuti del tuo amore.
Grazie perché comunque tu sei con noi
mentre
sperimentiamo la bellezza e la durezza del vivere.
Grazie perché la tua Parola
rimane
l’unica veritiera, illuminante, stimolante, trasformante.
Ecco, allora, la nostra Pasqua:
passare da inesperti, beffardi,
sciocchi a sapienti, convincenti,
beati
perché avvolti e abbracciati dalla tua tenerezza che salva.
Suor Josefa priora Benedettine
Suor Josefa priora Benedettine
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