UNA SERA IMPORTANTE

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Quella sera spezzasti il pane

e ci facesti bere il vino.

Quel gesto era pieno d'amore,

ma nessuno comprese il vero significato

del Tuo donarti a noi già da quel momento.

Poi, improvvise quelle parole...

qualcuno ti avrebbe tradito.

Tu sapevi chi sarebbe stato

e andandogli vicino

attingesti il pane nella sua ciotola,

l o guardasti con dolore
perché anche lui ti era caro,
"Fa' quel che devi", gli dicesti,
e lui scappò via da Te,

poi ci portasti fuori nel campo degli ulivi

perché sapevi che ti avrebbero portato via presto,

cosa c'èra nel tuo cuore...

Ci chiedesti di non addormentarci

e di vegliare, ma noi non ne fummo capaci.

Il sonno ci colse all’improvviso,

Tu ci rimproverasti dicendo

che neanche un'ora avevamo vegliato.

Oh, dolce Maestro,

che nel momento doloroso, drammatico

piangevi e sudavi sangue.

L'angoscia riempiva l’aria

solo un Angelo

venne a consolare il Tuo cuore...

Mi sento indegna del tuo amore,

non ho saputo partecipare

alla tua sofferenza,

se ti avessi stretto al cuore,

avrei trattenuto un po' del tuo dolore...

Che terribile abbandono!

Vedevo la paura sul Tuo volto,

non ho compreso il Tuo amarmi,

non ti ho accolto;

se l'avessi fatto

non ci sarebbe stato quel ladrone,

se tutti noi avessimo compreso

quanto era grande il Tuo amore...

Ti abbiamo fatto tutto il male possibile,

ma il Tuo amore è di quelli

che non calpestano e non insultano.

Penso alla tua anima

innocente, mite, umile,

al tuo amore

vissuto nella solitudine e non compreso.

Qualcuno che Tu amavi

ti vendeva per pochi danari;

Tu aspettavi un bacio

che sapevi non d'affetto ma di tradimento.

Quanti baci. Signore, donati con inganno

e scoprirlo...che dolore lacerante!

Ancora venduto;

ecco, il bacio sfiora le Tue guance,

ma quel bacio era una coltellata!

Sei stato trattato come un verme,

un delinquente

al quale non si può dare fiducia; è cosi, basta, non c'è un'altra verità.

Ti portarono via...

Guardai senza far niente,

non volevo seguire la tua sorte,

mi nascondevo da una parte all'altra,

mi vergognavo di Te,

Ti giudicavano, ma chi erano costoro?

non sapevano che Tu eri il Re dei re?

Eppure hai accettato tutto questo per me,

ti sei lasciato umiliato, torturare,

oltraggiare, flagellare...

fino alla completa tumefazione della carne.

Intanto io me ne stavo nascosta.

Il tuo spirito ha sopportato tutto questo,

anche se la Tua anima

era quasi vicina alla morte

da sentirne il respiro.

Perché non sono venuta

a fasciare le Tue ferite,

a cullarTi fra le braccia,

a dare riposo al Tuo cuore?

Solo tua Madre sentiva il Tuo dolore,

ma neanche a Lei sono stata vicina,

a Lei che dicendo il suo "Sì"

ci ha dato il Figlio.

L'ho lasciata nel Suo silenzio.

Gesù, Tu mi guardavi con malinconia

senza condannarmi,

Tu nonostante tutto, continuavi ad amarmi.

Più ti frustavano, più continuavi ad amarmi.

Ed io mi allontanavo sentendomi indegna.

Avevano pensato, poi,

che non avresti più fatto paura

e ti trascinavano da una parte all'altra

con un processo da burla.

Tutto era già deciso: Tu dovevi pagare

per il troppo amore donato,

noi eravamo nel laccio della morte

e solo Tu ci potevi dare libertà,

per Tua scelta.

Liberamente, nonostante tutto

hai permesso che ti trattassero

come carne da macello.

Alla fine di questa farsa

qualcuno si lavò le mani;

e al posto dell'agnello

lasciarono libero un lupo.

Ti schernirono,

ti misero una corona di spine sul capo

per incoronarti Re;

non sapevano che veramente

eri l'unico Re!

Vorrei prendere io le spine

conficcate nel Tuo capo

per imparare a non lamentarmi

per le ingiustizie, le calunnie,

le cattiverie di cui posso essere vittima,

perché Tu non ti sei lamentato,

come un bambino, non ti sei ribellato.

Il Tuo silenzio era disarmante,

il Tuo volto tumefatto parla per Te.

Tua Madre, che per amore

ha dato se stessa,

ancora una volta portava il dolore,

perdeva il Figlio sulla croce

e ce Lo donava nel silenzio.

Lei sapeva che Tu eri la salvezza!

Il pallore del suo viso

esprimeva tutto il vissuto,

lo strazio dell'anima,

mentre Gesù si faceva dono per noi,il

dolore di Maria si trasforma
in amore donato a noi.

Io ti seguivo, volevo amarti tanto,

eri lì per me, e io non ti avevo accolto...

Ormai era tardi,

stavi pagando col tuo sangue

la nostra libertà.

Ma Tu sulla croce hai vinto la morte.

Ho provato a guardare i tuoi occhi, mi guardavano con malinconia,
mi amavi, e io non sostenevo il Tuo guardo.
Ti hanno messo un legno sulle spalle, costrìngendoti a salire sul monte.

Eri così debole...!
Guardavo Tua Madre,
le ferite profonde del suo cuore;
senza esitare ha obbedito a Dio,
per accogliere il Suo progetto:
Tu, Gesù, di­
strutto nel corpo e nell'anima, ma non vinto!

In quel momento qualcuno si offrì

come gesto d'amore portando il legno.

Giunti sul monte, ti strapparono le vesti e se le giocarono a sorte...

Che gioco crudele!

I chiodi trapassarono le Tue mani e i Tuoi piedi.

Davanti a me un uomo deriso, oltraggiato, senza dignità,

da quella croce ti facesti nostro dono.

Guardasti tua Madre e il tuo discepolo Giovanni e dicesti loro:

"Madre, ecco tuo figlio, figlio ecco tua Madre",

ancora un segno della Tua presenza perenne per noi.

Poi la Tua terribile agonia.

Lì, sempre lì, chiusa nel suo dolore...

Una lancia infine Ti trafisse il costato:

l'acqua che ne uscì ci purificò,

e il Tuo sangue ci ridonò nuova vita.

Due ladroni erano in Tua compagnia,

uno Ti derise,

l'altro fece parlare il cuore, ti chiese vita

e Tu gli promettesti il paradiso.

Si oscurò il cielo per un attimo,

ti sentisti abbandonato;

esalando l'ultimo respiro, dicesti:

"Padre, sia fatta la Tua volontà".

Il tuo gesto d'amore coprì l'universo;

ci furono tuoni e lampi,

la terra tremò tutta

ed il mondo seppe che il Figlio di Dio era morto!

Io, spettatrice, non ho fatto niente,

ma sono pronta a dirti:

"insegnami a consegnare il mio spirito"

e a proclamare:

"Sia fatta la Tua volontà ",

non con le labbra o il desiderio umano,

ma con il cuore!

Fa' che abbia la forza di imitarti,

trasformami come vuoi,

non permettere che io rimanga spettatrice,

di fronte al Tuo morire per me,

senza mettere nulla nel Tuo cuore,

ma prenditi il mio,

fanne casa di pace, di tenerezza, di amore

e allora saprò che posso finalmente

morire tra le Tue braccia.


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MEDITIAMO INSIEME - TERZA PARTE

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CONSOLATI...CONSOLIAMO !

Non il mondo, dunque, ma Dio - che nel Figlio è morto per nostro amore - ci può consolare, può ridarci speranza, fortificarci nella fede, nel nostro essere cristiani, può rinvigorire le volontà infiacchite, risvegliare ben altri e alti ideali.

Sì, è il Figlio di Dio a realizzare questo stupendo e consolante piano di salvezza attraverso un suo atto di filiale obbedienza e infinito amore al Padre a favore degli uomini, che riconosce e abbraccia quali suoi fratelli: perdonati, salvati, consolati.

Il mondo ci butta a terra... Dio solo - se noi lo vogliamo - ci rialza, ci solleva dal pantano, ci rimette in cammino. Come dubitare di fronte a queste assicurazioni?:

Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo e segue con amore il suo cammino.

Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano (Sl 36,23-24).

Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto (Sl 144,14).

Il Signore rialza chi è caduto (Sl 145,8).

Sempre vero e attuale il versetto conclusivo del Salmo 138, a mio giudizio, il migliore dell'intero salterio:

Signore, vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita (v. 24).

Questo versetto è una delle più brevi ed efficaci suppliche che rivolgiamo a Dio, una formidabile preghiera di liberazione dalle forze del male che ci attanagliano di continuo.

A Cristo, però, non è bastato aver offerto la vita per noi suoi amici. Non pienamente soddisfatto, ha compiuto qualcosa di ben più inaudito: risorto da morte, asceso al cielo, dove è andato a prepararci un posto (cf Gv 14,2), per non lasciarci orfani qui in terra ha escogitato il modo di restare con noi - a nostra consolazione - fino alla fine del mondo (cf Mt 28,20) istituendo la Chiesa e i Sacramenti. Dopo il Battesimo, di vitale importanza sono:

- il Sacramento dell'Eucaristia, in cui si fa Lui stesso nutrimento quotidiano per la nostra fame e sete spirituali di ogni giorno;

- il Sacramento della Cresima, in cui veniamo arricchiti dei sette doni dello Spinto Santo;

- il Sacramento del Perdono, in cui siamo riaccolti e consolati dal Suo abbraccio misericordioso!

È così che la Grazia ci segue passo passo e ci ottiene la conversione: frutto meraviglioso di quella consolante e operosa presenza di Dio in noi che realmente guarisce le ferite del peccato, e noi “consolati” gustiamo di nuovo quel benessere interiore che ci fa perseveranti nel bene.

Oltre ai Sacramenti, il Signore ci concede ancora altri doni consolatori: la sua Parola di vita, Maria, sua purissima Madre, la Chiesa "suo corpo mistico" anch'essa Madre e Maestra, la protezione degli Angeli e dei Santi: autentici soccorritori e validi consolatori, ai quali Dio Padre ci ha affidati. Uniti a loro possiamo portare a termine il cammino terreno, che vediamo sempre insidiato dal male, come dimostrano le parole che Dio rivolse al serpente nel paradiso terrestre:

Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gn 3,15).

Il Sacramento della Penitenza, in modo particolare, ci libera dall'amarezza del peccato e ci offre la consolazione del perdono di Dio in tutta la magnanimità e la gratuità della sua misericordia.

Al riguardo ecco un'altra citazione del libro “Perdono e pace”:

Nel sacramento della confessione il Cristo stesso è il reale sacerdote e confessore; nella sua capacità di medico divino, Egli perdona i peccati, fa scorrere la grazia nelle anime, cancella anche le tracce dei peccati passati e ci da una garanzia di grazie attuali, per le lotte future (p. 17).

Certamente e necessario da parte nostra un'abbondante dose di umiltà per inginocchiarci davanti a un Suo ministro e confessare le nostre infedeltà, ma come è solenne e liberatorio il momento in cui egli, uomo e peccatore come gli altri fratelli, nel nome e con il potere che Cristo gli ha conferito, stende le mani sul nostro capo e con un segno di croce pronuncia quelle "davvero tanto consolanti" parole: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, va in pace!”.

Eppure è un Sacramento molto in crisi! A pensare che farebbe utilmente evitare tante prolungate e costose sedute psicologiche, mai pienamente in grado di ridonare la pace perduta e la necessaria consolazione per affrontare il presente e l'avvenire! Così, infatti, si esprime uno psichiatra protestante nel citato libro:

La gente viene qui a frotte e paga straordinarie somme di denaro per tentare di avere ciò che la Chiesa da per niente (p. 22). ... Il fondatore della Chiesa Cattolica, la Chiesa dalla quale alla fin fine tutte le altre Chiese derivano, conosceva quanto il genere umano avesse bisogno di pace per la mente e per il cuore e le istituzioni che oggi si vanno cercando per sollevare la dolorante umanità era già stata istituita da Lui, gratuita e senza complicazioni (p. 23).

Verissimo! Gesù è il primo Psicologo che conosce il cuore umano in modo unico e sa curare i malesseri che lo affliggono costantemente. Per questo ha pensato bene di proporre una Sua terapia istituendo il Sacramento della Penitenza o, come viene diversamente definito, il Sacramento del Perdono, della Riconciliazione, della Confessione. Lì veniamo a tutti gli effetti "consolati", riabilitati, rimessi a nuovo!

Resta pur vero che a volte nelle pieghe interiori dell'animo umano si annidano tali e tante complessità da richiedere anche l'intervento dello psicologo o dello psichiatra, ma la priorità e la fiducia massima va data a quell'aiuto spirituale che la Madre Chiesa offre, grazie al mandato ricevuto dall'Alto di legare e di sciogliere (cf Mt 16.19).

Una componente che caratterizza l'esistenza, soprattutto nei momenti più sofferti, è il pianto, che troviamo anche nel Salterio tra le tante altre tematiche, cui fa eco quell'altra umanissima e "sconsolata" domanda: “...fino a quando, Signore?”; un esempio:

L’anima mia è tutta sconvolta, ma tu, Signore, fino a quando…? (Sl 6,4).

Il brevissimo Salmo 12, poi, la ripete per ben quattro volte.

Mentre da una parte il pianto rivela tutta l'umana desolazione e sfinitezza, dall'altra è una preghiera sublime che raggiunge più in fretta il cuore di Dio.

Rispettando i vari contesti in cui si manifestano le lacrime, ecco alcuni versetti salmici:

Salmo 6: Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto.

I miei occhi si consumano nel dolore (vv. 7-8).

Salmo 30: Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno,

per il pianto si struggono i miei occhi, la mia anima, le mie viscere (v. 10).

Salmo 41: Le lacrime sono mio pane giorno e notte (v. 4).

Dirò a Dio, mia difesa: «Perché mi hai dimenticato? Perché triste me ne vado oppresso dal nemico?».

Per l'insulto dei miei avversari sono infrante le mie ossa; essi dicono a me tutto il giorno: «Dov'è il tuo Dio?» (vv. 10-11).

Salmo 79: Signore, tu ci nutri con pane di lacrime, ci fai bere lacrime in abbondanza (v. 6).

Salmo 101: Di cenere mi nutro come di pane, alla mia bevanda mescolo il pianto (v. 10).

Salmo 118: Io piango nella tristezza: sollevami secondo la tua promessa (v. 28).

Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola (v. 107).

Dio sempre ascolta gli insistenti gridi dell'anima, espressi anche solo con le lacrime, e interviene consolando:

Salmo 17: Nel mio affanno invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio:

dal suo tempio ascoltò la mia voce, al suo orecchio pervenne il mio grido (v. 7).

Salmo 29: Signore, mio Dio, a te ho gridato e mi hai guarito (v. 3).

Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia (v. 6).

Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia (v. 12).

Salmo 38: Ascolta la mia preghiera, Signore, porgi l'orecchio al mio grido, non essere sordo alle mie lacrime (v. 13).

Salmo 41: Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio (v. 12).

Salmo 54: Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno (v. 23).

Salmo 55: Le mie lacrime nell'otre tuo raccogli, non sono forse scritte nel tuo libro? (v. 9).

Salmo 80: Hai gridato a me nell'angoscia e io ti ho liberato (v. 8).

Salmo 93: Quand’ero oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato (v. 19).

Salmo 114: Mi opprimevano tristezza e angoscia e ho invocato il nome del Signore (v. 3).

Salmo 141: Ritorna, anima mia, alla tua pace, poiché il Signore ti ha beneficato;

egli mi ha sottratto dalla morte, ha liberato i miei occhi dalle lacrime (vv. 7-8).

Con cuore tutto materno Dio consola i suoi figli che ricorrono a Lui con cuore sincero ed essi - solo perché così consolati - possono consolare i fratelli che chiedono aiuto.

Quanto è vero, allora, l'inno paolino sulla consolazione:

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione,

il quale ci consola in ogni nostra tribolazione

perché possiamo consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione

con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio (2 Cor 1,3-4).

PRIORA BENEDETTINA